giovedì 27 marzo 2003


 


 





Lettere contro la guerra


Incontro con Tiziano Terzani


11 marzo 2002 - A sei mesi dall'undici settembre, proprio mentre si scopre che l'America è pronta ad usare anche "piccole bombe atomiche", incontriamo Tiziano Terzani, grande giornalista e corrispondente di guerra.


Lo incontriamo per parlare di pace. Terzani, nato a Firenze 63 anni fa, ha passato metà della sua vita in Asia, facendo il corrispondente per "Der Spiegel", "la Repubblica" ed il "Corriere della Sera".


Da qualche anno trascorre quasi tutto il suo tempo in India - sull'Himalaya - , in un rifugio a tremila metri, e qualcuno teme stia diventando una specie di santone. Anche perché oramai non scrive quasi più. O meglio, non scriveva quasi più. Fino all'undici settembre.


Dopo l'articolo di Oriana Fallaci, che inneggiava alla guerra, Terzani, sullo stesso giornale, il "Corriere della sera", ha pubblicato una risposta determinata ma contraria, un inno alla pace. Quindi è partito per il Pakistan e l'Afghanistan, da dove ha scritto nuove corrispondenze e diverse lettere indirizzate al nipote, di due anni e mezzo. Ne è nato un libro, "Lettere contro la guerra", uscito da poche settimane.


Laura Pertici lo ha intervistato per Radio Capital.


· L'intervista di Laura Pertici a Tiziano Terzani


Tiziano Terzani: "La situazione di sgomento e orrore nella quale ci troviamo in ragione di quell'orribile fatto - l'11 settembre - e della nostra occidentale orribilissima risposta è il frutto della politica. Allora la politica ha da essere nuova se vogliamo cambiare la direzione di orrore e di imbarbarimento nella quale oggi l'umanità mi sembra essere messa".


Queste parole fanno sorridere il cuore nel senso che sono molto belle però la mia sensazione è che la guerra vada un po' di fretta mentre la pace ha un passo stanco. In Medio Oriente è guerra: non si possono usare altre parole. In Afghanistan stanno morendo gli americani come forse non sono morti all'inizio di 'Enduring Freedom': cosa è che bisogna fare al di là di un atteggiamento di disponibilità nei confronti della pace?


Bisogna opporsi a tutto ciò che porta alla guerra. Io ho cominciato - lei si ricorderà - ho tirato il primo sasso, perchè immediatamente dopo l'11 settembre ho detto: l'odio genera solo odio, l'odio si combatte solo con l'amore. Ho fatto ridere, tanti hanno detto 'Terzani è diventato rincoglionito, vive in India, è diventato buddista, induista...' Niente di tutto questo, sono un sanissimo fiorentino che si rende conto che continuando su questa via, rischiamo - e lo dico seriamente, ci credo sul serio - l'estinzione della nostra razza umana, perchè oggi i mezzi di distruzione di massa sono tali e così accessibili a chiunque che è facilissimo distruggere intere città e con questo provocare violenze che creano nuovi terrorismi.


Allora lei mi chiede: cosa fare. Bisogna convincere tutti che, se il problema è il terrorismo, non sconfiggeremo il terrorismo uccidendo i terroristi ma eliminando le ragioni che portano un uomo, nato come me, come lei, per vivere, per essere felice, a compiere quell'atto così innaturale, così disumano, com'è l'uccidersi uccidendo. La dimostrazione me la sta dando lei con le sue parole. Lei ha ragione: il fatto che noi abbiamo reagito così banalmente, così automaticamente con una violenza superiore alla violenza con cui siamo stati colpiti e dico noi, la civiltà occidentale, ha fatti sì che l'intero pianeta sia caduto in una spirale di violenza. Il Medio Oriente era già in fuoco ma mai così in fuoco come questi giorni. Guardi cosa sta succedendo nel paese dove vivo da otto anni: l'India. L'India oggi con il Pakistan ha 1 milione di soldati schierati lungo la frontiera comune, armati di armi nucleari, pronti a saltarsi addosso per il controllo di un piccolo pezzo di terra chiamato Kashmir.


Allora, cosa fare? Riflettere, fermarsi, costringere i nostri politici che fanno quella politica di automatismi. No, ecco, ci siamo anche noi, cosa ci facciamo? Ci sono soldati italiani con i loro fucili carichi di pallottole italiane pronti a sparare ed ad uccidere probabilmente anche un innocente. Perché non va dimenticato: la reazione americana alla guerra - a parte rovesciare i talebani, di cui potremmo discutere, perché rovesciati nel fondo non sono - ha fatto almeno altrettante e, secondo me, più vittime civili, innocenti, di quante ne avessero fatte i due aerei sbatacchiati criminalmente contro le torri gemelle. Perché quei morti valgono più degli altri morti, perché reagiamo con la vendetta?


Il 29 settembre del 2001 Oriana Fallaci pubblica sul Corriere della Sera il suo orgoglio e la sua rabbia; l' 8 ottobre lei risponde con un lungo articolo. Il pezzo della Fallaci diventa un libro, ha venduto 700mila copie, il suo libro - che pure nasce da quel primo articolo - molte meno, ma perché è uscito solo da due settimane: come farà a conquistare quelli che leggono e divorano la Fallaci?


Diciamo così: in ognuno di noi c'è un cane pronto ad abbaiare, a svegliarsi, a mordere il vicino. C'è in ognuno di noi. La signora Fallaci è riusciata a svegliare quel cane ed è questo che mi ha fatto alzare la mia voce. Il mio libro 'Lettere contro la guerra' non è tanto una risposta alla signora Fallaci. Credo che la risposta alla signora Fallaci la dà il cuore della gente, la gente sa che, in fondo, il cane va tenuto al guinzaglio, perchè altrimenti il suo mordere a giro non farà che mordere indietro. Allora: il mio libro è diretto ad un altro pubblico - secondo me - è diretto ai giovani che non hanno voglia di andare alla guerra, che non debbono essere aizzati ad odiare il loro vicino, che hanno un'apertura di cuore molto più grande di quella della signora Fallaci che alla fine della sua vita trova una rabbia meschina ed un orgoglio mal riposto.


Io condivido alcune cose, il degrado di Firenze per esempio. Io sono fiorentino come la signora Fallaci e trovo che Firenze è degradata, è diventata una città volgare; quello che trovo assurdo, poco intelligente ed anche umanamente fuorviante, è indicare i musulmani che pisciano contro il Battistero - come lei dice - come la ragione, la causa del degrado di Firenze.


Ecco l'Italia è in un momento di confronto molto acceso. Cinquecentomila persone in piazza, l'altro sabato, a Roma, molte altre riempiono invece i Palacongressi dove si tengono le assise dei leghisti o anche dei sindacati. I leghisti con Bossi hanno espresso dei giudizi molto pesanti nei confronti di quell'Europa alla quale si richiamava. Sono due facce, due paesi diversi oppure rappresentano la stessa medaglia?


Allora sinceramente devo dire che non conosco più l'Italia. So a mala pena chi è il signor Bossi , so a mala pena chi è quel signore che il giorno che sono arrivato in Italia - vedevo- faceva le corna in una fotografia. Conosco un po' male questo paese. Però se devo essere filosofico, che è quello che mi capita di dover essere stando da solo in cima ad una montagna, è che la bellezza del mondo è nell'opposizione del contrasto, nell'armonia di due cose che sono in contrasto. Allora, le due anime di cui lei mi parla forse esprimono due desideri che non sono alla fine così contrastanti ma sono due modi di vedere un futuro. l'unica cosa è che il contrasto deve essere risolto non violentemente.


Grazie a Tiziano Terzani, gambe in spalla.


Grazie a voi, vi ringrazio moltissimo. E se poi siete un giorno nell'Himalaya chiederete dov'è quel barbone italiano, qualcuno vi indicherà una foresta meravigliosa di rododendri. Benvenuti!






www.tizianoterzani.com, il sito di Tiziano Terzani




Prima ancora di sentire le ultime notizie della guerra, riposiamoci gli occhi e la mente con questo fiorentino doc, che riesce a parlarti del male facendoti credere nella superiorità del bene.


L'intervista è vecchia, ma sempre attuale. Consigliato anche e soprattutto ai giovani.

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