venerdì 19 maggio 2006









Atto d'abiura


di
Galileo Galilei
- 1633 -






Io Galileo, figliuolo del quondam Vincenzo Galileo di Fiorenza, dell’età mia d’anni 70, costituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Eminentissimi e Reverentissimi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l’eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl’occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa.


Ma perché da questo S. Offizio, per aver io, dopo d’essermi stato con precetto dall’istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d’essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l’istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova.


Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d’ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla Santa Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d’eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.


 Giuro anco e prometto d’adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Offizio imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da’ sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Così Dio m’aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.


Io Galileo sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.


Io, Galileo Galilei, ho abiurato come di sopra, mano propria.


 



Atto di

rimostranza


di
Fausto Bertinotti
- 2006 -




Io Fausto, figliuolo del quondam X. Bertinotti di Milano, dell’età mia d’anni 66, costituto personalmente in giudizio, e stando in piedi avanti di voi Eminentissimi e Reverentissimi vescovi CEI, in tutta la Republica Italiana contro l’eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl’occhi miei li sacrosanti articoli della nostra Costituzione repubblicana, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto del popolo italiano crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Carta posta a fondamento della nostra pacifica convivenza.



Ma perché da questo S. Offizio, per aver io, dopo d’essermi stato con precetto dall’istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il Parlamento sia centro dell’Ordinamento giuridico e che questo principio debba rimanere fermo e che il papa non sia centro del mondo e che  si possa contestare, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d’essermi notificato che detta dottrina è contraria al principio di una sana Laicità, avendo difeso in pubblico dibattito  l’istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto che il Parlamento sia centro della nostra vita associata e che il papa  non sia l’arbitro delle nostre Leggi e Istituzioni pubbliche. Pertanto volendo io inculcare nella mente delle Eminenze Vostre e d’ogni fedel Cristiano questa veemente certezza, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta , condanno, maledico e detesto i vostri errori e eresie e generalmente ogni e qualunque altro interferenza, prevaricazione e associazione  contraria alla Costituzione Repubblicana; e giuro che per l’avvenire continuerò a dire ed asserire, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil giudizio; ma se conoscerò alcun sovversivo o che sia sospetto di sovversione costituzionale lo denonziarò a questo Parlamento, o vero al giudice competente del luogo, dove mi trovarò.


Giuro anco e prometto d’adempire e osservare intieramente tutte le responsabilità che mi sono state o mi saranno dal mio Parlamento imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da’ principi costituzionali e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Così il popolo sovrano m’aiuti e questo testo costituzionale, che tocco con le proprie mani.

Io Fausto sodetto ho confermato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia formale rimostranza e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento di Porta a Porta di Saxa Rubra, questo dì 19 maggio 2006.
Io, Fausto Bertinotti, ho giurato come di sopra, mano propria.


 



 Nota storica
Nel 1632 pubblicò il Dialogo sopra i 2 massimi sistemi del mondo, un testo fondamentale per la scienza moderna in cui Galileo, sotto un'apparente neutralità, dava risalto all'astronomia copernicana a discapito di quella tolemaica. A causa dell'influenza di alcuni padri gesuiti, Urbano VIII ebbe allora un'involuzione e, nel 1633, Galileo venne processato a condannato al carcere a vita dal Sant'Uffizio, una pena da cui poté salvarsi solo abiurando le sue teorie. Il carcere a vita fu così commutato in isolamento, che Galileo scontò prima nel palazzo dell'Arcivescovado di Siena e poi nella sua villa di Arcetri.


Morì a Firenze l'8 gennaio 1642, circondato da pochi allievi e nella quasi totale cecità. Galileo Galilei è stato formalmente assolto dall'accusa di eresia solo nel 1992, trecentocinquanta anni dopo la sua morte.


Nota di cronaca


Il quotidiano dei vescovi «Avvenire» e l’agenzia di informazione dell’episcopato Sir bocciano Bertinotti per le sue critiche all’insegnamento del Papa sulla famiglia. Secondo Avvenire «non è un bell’inizio» quello del neopresidente della Camera Bertinotti, che martedì ha «corretto il Papa». Il quotidiano dei vescovi ribadisce che la Chiesa è «libera di insegnare, senza le bacchettate e le correzioni di linea di autorevoli ma improvvisati maestri».


Il Servizio informazione religiosa (Sir) rincara la dose: il «punto» è che «anche la sinistra più pura sacrifica la famiglia alla modernizzazione, alle ideologie radicali dei secoli scorsi, pretendendo di dare lezioni al Papa».


Continua qui.


Aggiornamento del 21 maggio


Arriva la replica del governo spagnolo al Papa, che ieri aveva chiesto all'ambasciatore iberico presso la Santa sede garanzie sull'insegnamento della religione cattolica a scuola. Il portavoce della Moncloa Fernando Moraleda ha dichiarato che il governo spagnolo "non può occuparsi più del catechismo che del programma", e che è compito dell'esecutivo governare "per l'insieme dei cittadini, per quanti professano una fede e quanti no, ed essere rispettoso della costituzione e dei suoi valori, tra i quali figura che il nostro Stato è aconfessionale".
Fonte: Corriere.it



Nota giuridica


42. Atto di Rimostranza.

Il docente, al quale, dal Dirigente Scolastico, venga impartito un ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farne rimostranza allo stesso Dirigente, dichiarandone le ragioni. Se l’ordine è innovato per iscritto, il docente ha il dovere di darvi esecuzione. Il docente non deve comunque eseguire l’ordine quando l’atto viene vietato dalla legge penale. Così stabilisce l’art. 17 del D.P.R. 10.1.1957, n. 3 - Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato.

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