martedì 23 novembre 2010

Papa e crimini contro l'umanità

Riportiamo qui sotto lo stralcio di un articolo di Cecilia M. Calamani, con l'aggiunta di un ns. breve commento.



LiberaUscita



 







Preservativi, donne e pedofilia: il papa in anteprima



da: www.cronachelaiche.it di domenica 21 novembre 2010



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Il preservativo. Sorprendendo tutti, il papa ne autorizza «in alcuni casi» l’utilizzo. «Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole» afferma. «Tuttavia – prosegue – questo non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’Hiv. È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità. Concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità».



Se la prima reazione può essere quella di un vago entusiasmo per un timido inizio della recessione di un tabù cattolico – la contraccezione –  a leggere con attenzione le parole del papa non si sa se ridere di gusto o arrabbiarsi davvero. Forse sua santità si è finalmente accorto che se anche nelle famiglie cattoliche il tasso di natalità è molto basso significa che, al di là dei suoi veti, l’uso dei preservativi è così diffuso che vale la pena ‘legalizzarlo’? Nossignore. Il profilattico può essere solo un primo passo verso la moralizzazione delle prostitute che, essendo costrette – o almeno ce lo auguriamo – a usarlo se non vogliono infettarsi o infettare i loro ‘clienti’, dovrebbero pensare: “se devo proteggermi significa che non posso fare quello che voglio!” e magari, raggiunta questa coscienza, genuflettersi davanti al creatore per chiedere perdono dei peccati sin lì commessi. E questo è il lato comico delle aperture di Ratzinger.



L’altro, invece, è drammatico. Il 17 marzo 2009 il papa, in visita in Camerun e Angola, dichiarò pubblicamente che l’epidemia di Aids che affligge i popoli africani «non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi, aumentano i problemi». Ad ascoltarlo non il popolo italiano o europeo, più o meno scolarizzato, che possiede, volendo, strumenti di informazione e confronto scientifici e sociali, ma il popolo africano, decimato dalle epidemie di Aids, al quale un bianco angelo con le scarpette rosse dice di non usare il profilattico nonostante la comunità scientifica mondiale lo ritenga l’unico mezzo efficace per combattere la diffusione dell’HIV.



Allora il papa rischiò una denuncia per crimini contro l’umanità. Oggi, di fronte a un giornalista, parla invece di ‘casi particolari’ – le prostitute! – in cui il preservativo avrebbe un ‘effetto moralizzatore’  e insiste sul concetto che l’unico modo per evitare il contagio è la fedeltà.



......



Commento.


Come si possa benedire le nascite indesiderate e contemporaneamente maledire quelle desiderate (fecondazione assistita) è uno dei tanti “misteri” (non gloriosi) della Chiesa cattolica. Purtroppo, la sciagurata crociata contro la contraccezione non è soltanto un crimine verso l’umanità perché agevola la diffusione dell’HIV ma soprattutto perché incrementa la popolazione mondiale, che è la causa prima dello sfacelo del pianeta, della povertà, della fame, delle guerre e della stessa criminalità, organizzata o meno. E’ vero che Gesù disse “crescete e moltiplicatevi”, ma aggiunse anche “e riempite la terra”. Ed oggi, nel terzo millennio, la terra è ormai piena. Chi lo dice a Ratzinger? (gps). GPS= Gianpiero Sestini.























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lunedì 22 novembre 2010

Parola di Licio II

L'oro di Napoli



Parola di Licio



  1. 1. Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonchè pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.

    Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

    Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di un’equipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.



    Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.






    • V – riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;



      3) Ordinamento del Parlamento




  • I – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.).



    Ma la tessera 1816 sta rovinando tutto, proprio quando il piano sembrava quasi concluso. Un lavoro di alcuni decenni rischia di andare in fumo. Abbiamo, purtroppo ma necessariamente, dovuto utilizzare lo strumento delle "guerre a bassa intensità" tenute sotto "falsa bandiera", BR, esercito di insurrezione anarchica, Banca dell'Agricoltura, Brescia, Stazione di Bologna, omicidi e attentati mirati, anche il buon Aldo Moro ha dovuto essere sacrificato; stampa e TV sono state importanti basi di appoggio propagandistiche; i nostri alleati americani non solo ci hanno coperto ma spesso si sono messi direttamente in causa; la base di Aviano ha garantito l'estraterritorialità e, nei casi estremi, i governi in carica sono intervenuti con il "segreto di Stato" a bloccare le indagini della Magistratura quando prendevano una direzione pericolosa. La mafia ha garantito manodopera sperimentata tutte le volte che glielo abbiamo chiesto, salvo poi rientrare nei ranghi: ma non come ora con la nostra tessera 1816 quando ormai pretende di tenerci per le palle e sostituirci direttamente nel Governo. Tutto il nostro lavoro, tanto dipendio di mezzi e di alleanze così qualificate, tanti poveri innocenti dovuti sacrificare per lasciar mano libera a 4 perdigiorno che scambiano un progetto vero di Rinascita con una abbuffata da scalzacani repressomaniaci sessuali e morti di fame che riducono il Parlamento a un vero bordello, lasciano Napoli e la Campania nel più grande immondezzaio del Pianeta, non sono capaci di abolire 5 Provincie, quando abbiamo scritto che vanno tutte liquidate, si attribuiscono gli stipendi e i privilegi come nessuni altri nell'Occidente civilizzato, impazzano con macchine blu al di fuori di ogni regola anche di regolamento stradale, levano l'ICI ai Comuni e li costringono a metter la tassa sul macinato FIAT attraverso autovelox predatori oltre ogni limite. Invece poi di ridursi di numero da 960 a 450 come scritto da noi cinquant'anni fa nel Piano di Rinascita  si sono raddoppiati a 1920 con l'invenzione della segretaria personale. Un gran Burdel, per usare la lingua dei nuovi terroni del Nord. Potessimo almeno risolvere il problema con la solita operazione mascherata, ma la gente qui mangia la foglia. Non siamo in America dove una gran massa di gente senza scuola e senza assistenza sanitaria è costretta a credere che Bin Laden sia un nemico e non un agente CIA molto sperimentato grazie al suo lavoro in Afghanistan al tempo dell'occupazione russa. Eppoi è morto, mi dicono, e gli effetti cinematografici è meglio riservarli a Avatar e ai colossal di fantascienza. Comunque sotto questo "nostro" governo tutto deve apparire sotto controllo e le bombe nelle banche piazze e treni le dobbiamo riservare ad altri governi, sperando che non siano i prossimi. Così anche i direttori dei grandi giornali debbono ammettere che con la destra al potere bombe, BR e Al Queda, la attuale nostra "Base" araba. se ne stanno rintanate alla catena. Ma come si fa a far credere che sia merito delle ronde di Bossoli?  Rutelli Veltroni Casini Violante Fassino e forse D'Alema sono da rottamare. Monteprezzemolo, vuoi provare tu? Con una Formula 2? Da P2 a F2?  Che sia meglio della P3 di cui si parla nelle Ambasciate dell'Impero? Io son vecchio, me ne sto a Villa Vanda, molto soddisfatto fino ad ora. Ma chi fu a presentarmi quel 1816?


  • Sto a Villa Vanda in quel d'Arezzo, e me la canto:


  • Io son l'aretin piduista tosco:


  • di tutti disse mal, non di Berluska,


  • scusandosi col dir "non lo conosco".




  • Controcanto

    Video





     




martedì 16 novembre 2010

Parola di Licio Piddue




Il mondo intero è teatro (Shakespeare)







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Estratti dal Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli (1982)


Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonchè pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.


Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.




OBIETTIVI


Nell’ordine vanno indicati


i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale)


i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;






la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;


il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.


Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico finanziario.


La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.


Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi,


Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano


...usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale).


Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche.


Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro.


acquisire alcuni settimanali di battaglia;


coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;


coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;


dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.


Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.


Gli scopi reali da ottenere sono:


Governo, Magistratura e Parlamento


Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di un’equipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.


Detti programmi possono essere esecutivi – occorrendo – con normativa d’urgenza (decreti legge)


d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.


IV – riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);


V – riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;


– riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;


a3) Ordinamento del Parlamento


I – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);




sabato 13 novembre 2010

Guerre NATO - Jugoslavia addio.


A Firenze 13 pacifisti alla sbarra

 



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La pace ALLA SBARRA



Si apre oggi a Firenze il processo d'appello a tredici pacifisti che nel maggio '99 protestarono contro i raid «umanitari» Nato contro la Jugoslavia, subito aggrediti dalla polizia. Nel 2008 sono stati condannati a 7 anni di carcere


 



La Serbia è candidata ad un ingresso, forse nel 2016, nell'Ue. È una buona notizia. Non sufficiente però a sanare le ferite profonde della guerra del 1999, che continuano a sanguinare sotto le ipocrite bende di un colpevole oblio. Una di queste ferite si riaprirà oggi, 5 novembre, con il processo d'appello contro tredici pacifisti condannati il 28 gennaio 2008, in prima istanza, a ben sette anni di reclusione per aver manifestato del tutto pacificamente, posso testimoniarlo perché c'ero anch'io, a Firenze il 13 maggio del 1999 contro i bombardamenti Nato sulla Serbia (allora, con Kosovo e Montenegro, si chiamava ancora Jugoslavia). Il corteo si concluse sotto il Consolato Usa. Improvvisa una violenta carica dei Carabinieri. Fuggi fuggi a mani alzate, qualcuno pestato a caso, una ragazza quasi perse un occhio, lacrimogeni ad altezza d'uomo. Vennero individuate 13 persone - a posteriori, non identificate in loco - denunciate, processate e condannate a 7 anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale aggravata dal loro numero. Dissenso uguale sovversione o invece sacrosanta difesa della Costituzione?



L'imbroglio di Rambouillet



Sul banco degli imputati, anziché i 13 pacifisti dovrebbero esserci i vertici politici e militari, compreso il governo italiano d'allora, che vollero ad ogni costo un'operazione bellica altamente distruttiva, decisa fuori dall'Onu, in offesa alla Costituzione che «ripudia la guerra» e in contrasto perfino con lo stesso statuto della Nato. 





I bombardamenti furono decisi al termine di trattative tra Nato e Federazione Jugoslava, nel febbraio 1999, a Rambouillet. I giochi erano già fatti prima di cominciare. Gli Stati Uniti posero a Belgrado un ultimatum irricevibile col quale, di fatto, le truppe della Nato avrebbero avuto pieni poteri in tutto il paese. Lo denunciò Lamberto Dini, ministro degli esteri, dicendo pubblicamente: io a Rambouillet c'ero e devo testimoniare che la Nato non volle risolvere pacificamente, come sarebbe stato possibile, il problema umanitario (la Repubblica, 10 aprile 1999). Lo stesso Henry Kissinger dichiarerà: «Il testo di Rambouillet, che chiedeva a Belgrado di ammettere militari Nato in tutta la Jugoslavia, era una provocazione, una scusa per iniziare i bombardamenti» (Daily Telegraph, 28 giugno 1999). Mentre il Corriere della sera del 23 febbraio 2008 pubblicava una intervista di Fabrizio Roncone a Francesco Cossiga col titolo: «Portai D'Alema a Palazzo Chigi per fare la guerra», che è una chiara provocazione, gratuitamente offensiva verso l'allora premier, ma evocatrice degli scenari politici del tempo in cui si intrecciarono molti interessi inconfessati che niente avevano a che fare con la motivazione umanitaria.





I raid fecero stragi, impunite, di civili

 



«Durante i tre mesi di bombardamenti, sono stati uccisi 2.500 civili, di cui 89 bambini, e 12.500 feriti. Più i morti di leucemia per le radiazioni delle bombe ad uranio impoverito». Queste le parole dell'attuale, filoccidentale, presidente serbo Boris Tadic davanti al Consiglio di Sicurezza della Nato, denunciando che i 2.300 attacchi aerei hanno distrutto 148 abitazioni, 62 ponti, 300 scuole, 13 dei maggiori ospedali, 176 monumenti di interesse culturale e artistico, nonché decine di fabbriche e impianti produttivi. Altri analisti danno numeri molto più alti. Human Rights Watch ha calcolato fra 489 e 528 le perdite di civili jugoslavi causate dai raid. I morti e feriti civili furono causati da «incidenti» - i cosiddetti effetti collaterali - come il bombardamento dell'ambasciata cinese il 27 maggio, con la morte di tre funzionari, o quello della colonna di profughi albanesi sulla rotta Djakovica-Decani «scambiata» per convoglio militare serbo e pesantemente bombardata con 75 morti. Ma sono molti anche gli attacchi deliberati a treni e pullman durante il bombardamento ad alcuni ponti, nonché l'attacco mirato alla stazione televisiva serba, che causò 16 morti tra funzionari, giornalisti ed impiegati.



La ferita a sinistra, non rimarginata



Ferite su ferite. Il prezzo pagato è tutto politico. La crisi della sinistra e il vicolo cieco in cui si trova il nostro paese derivano in gran parte da quella sciagurata sottomissione agli Usa, gendarme supremo del mondo globalizzato, capace di rendere ininfluente ogni politica autonoma di alleati proni. Una sottomissione addirittura al di là dei piani di Clinton, per il quale sarebbe stata sufficiente l'autorizzazione all'uso di basi italiane senza intervento diretto del nostro esercito, dei nostri aerei, delle nostre navi. Tutto documentato. Fu una scelta per accreditare il nostro paese anche a guida di sinistra come altamente affidabile per l'Alleanza atlantica ma finì per rubare l'anima al popolo della sinistra.



Ferite su ferite. Coscienze dilaniate, relazioni umane distrutte, spaccature dei partiti di centrosinistra ma anche dei sindacati e dell'associazionismo. Lo sfascio della sinistra. Una pagina di fumetti di Sergio Staino su l'Unità del tempo fotografa il dramma: lui ed io su sponde opposte prive di ponti, distrutti dalle violenze serbe per l'uno e dai bombardamenti Nato per l'altro. I bellissimi disegni di Staino finiscono con l'impegno comune a ricostruirli i ponti. Conservo nella mia cameretta la matrice originale di quei fumetti donatami dal caro Sergio. C'è un ponte che non è stato ancora ricostruito, è il ponte della solidarietà verso i 13 processati. C'è chi sta tentando. Un appello diffuso con mezzi poveri e nel silenzio omertoso dei grandi media ha ricevuto in poco tempo duemila firme. Ne mancano ancora tante.


Il sindaco di Udine e la Magistratura italiana II

Quella mattina di dicembre, però, quando lessi sul giornale quello che avevano subito il signor Englaro e sua figlia, mi sentii umiliato come cittadino italiano.



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Il testo da me presentato:

 Mi misi subito a leggere attentamente tutte le sentenze sul caso Englaro. Dovevo spiegare nei dettagli alla mia Giunta comunale, e in futuro, alla città il perché di una decisione così controversa. Iniziai la lettura di quelle sentenze con l'aspettativa un po' preoccupata di dovermi scontrare con una pesante e quasi incomprensibile prosa giuridica. Trovai, invece, dei documenti di una chiarezza, di una lucidità, ma soprattutto di una umanità esemplari. Mi sentii orgoglioso di essere italiano, di un Paese che, ha questa classe di giudici.
Parlavano con precisione, senza mezzi termini, dicevano che togliere il sondino naso-gastrico non era eutanasia, che mantenerlo era accanimento terapeutico. Toglierlo voleva solo dire garantire a Eluana il secondo comma dell'Art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto a rifiutare le cure. Le sentenze parlavano della tragedia di questa donna, di quanto fosse devastante e senza appello la sua condizione di stato vegetativo permanente, di come loro, giudici, avessero proceduto per accertare, nei limiti di quanto possa essere ragionevole, quale fosse la volontà di questa persona. Parlavano dei temi più difficili e delicati, legati alla vita e alla morte e alla scienza, con una forza esemplare. Parlavano dei diritti che la nostra Costituzione garantisce come quelli all'Art. 2 sui diritti fondamentali della persona, all'Art.13 sull'inviolabilità della libertà personale. Parlavano della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo di fronte alla biomedicina.
...
 Pensai, e ne sono ancora convinto, che si dovrebbero leggere nelle scuole le sentenze sul caso Englaro. Tutti i cittadini dovrebbero farlo. Solamente così possono afferrare, di fronte ad un esempio concreto, il senso e la forza della nostra Costituzione. Il significato dei diritti umani, dei principi di libertà sui quali si basa. Feci fare tante fotocopie di queste sentenze che j distribuii a tutti i membri della Giunta e a tutte le persone che incontravo e con le quali parlavo di questo tema. Le diedi a quegli studenti che facevano la tesi con me. Quelle sentenze erano un tesoro di civiltà.


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Il testo integrale (pp.223-234 del libro citato "Gli ultimi giorni di Eluana" (i capoversi evidenziati in neretto sono quelli presentati da me nei due video).

 LA TESTIMONIANZA  di Furio Honsell
Il sindaco è la prima istituzione pubblica a cui i cittadini si rivolgono quando vivono una difficoltà per la quale non è ovvio a chi chiedere aiuto. Ma è anche l' istituzione a cui si rivolgono per ultima, per extrema ratio, quando tutte le altre istituzioni li hanno abbandonati o sono rimaste sorde alle loro richieste. Mi resi conto, molto presto, una volta eletto sindaco, di questa responsabilità che ricevevo, quasi indipendentemente dalla mia persona. Ne trassi uno dei principi fondamentali sul quale basare le mie azioni: incarnare un potere che sa ascoltare e sa rispondere ai cittadini, perché è loro vicino. Forse, scelsi di candidarmi a sindaco proprio perché, ancorché in modo inconscio, sentii che avrei potuto aiutare i cittadini. Non con l'arroganza di chi è certo di risolvere i problemi, ma con 1 'umanità di chi vuole aiutare le persone ad affrontare le loro difficoltà.
L' altro principio fondamentale che mi sono dato come sindaco è quello di operare con tutte le mie capacità, intelligenza e forza per garantire i diritti costituzionali ai cittadini .Perché la Costituzione italiana è il progetto etico-politico più importante che io abbia mai visto. Richiede un impegno costante per essere attuato. Seppur concisa, è un patrimonio straordinario di civiltà. E la carta della nostra umanità. Rispettarla ci fa essere una comunità, invece che un' orda.
La Costituzione garantisce tutte le libertà fondamentali ai cittadini, permettendo loro di poter esprimere la propria personalità umana individuale, nel rispetto di quella degli altri. La Costituzione garantisce quindi i diritti ad essere cittadini uguali, nel senso di avere pari opportunità di scelta e quindi il diritto al lavoro, all'educazione, alla giustizia, ...garantisce anche il diritto alla salute, che tanti paesi civili come gli Stati Uniti non hanno ancora. La nostra Costituzione repubblicana, nata dalla lotta di liberazione contro il fascismo, garantisce soprattutto il principio democratico che noi, come cittadini italiani, siamo cittadini autentici, che possono realizzare progetti di vita propri e non formiche che devono solo eseguirli, come vogliono tutte le dittature.
Forse come non mai, nella vicenda dei signori Englaro, questi due principi furono messi alla prova, ma anche esaltati e riaffermati nel modo più umano possibile.
Avevo vissuto la vicenda della signora Eluana Englaro negli ultimi mesi 2008 piuttosto da lontano. Non era, dopotutto, una cittadina udinese. Non avevo preso posizioni ufficiali, anche se quando I alcuni esponenti della politica locale avevano proposto di ospitarla al Policlinico "Città di Udine" per il suo "accompagnamento al fine vita" mi era sembrata una cosa giusta. Ma nessun mio intervento era stato richiesto. Non sono un politico opportunista e quindi non espressi manifestazioni ufficiali e continuai nel mio lavoro.
Quella mattina di dicembre, però, quando lessi sul giornale quello che avevano subito il signor Englaro e sua figlia, mi sentii umiliato come cittadino italiano. Perché quella subita da Englaro era un ' amarissima e crudele beffa. A poche ore dal trasferimento a Udine, il ministro della Salute, che da tempo aveva bloccato qualunque procedimento relativo a Eluana in qualsiasi struttura del Sistema Sanitario Nazionale, aveva ricattato la Regione FVG, e minacciato che se si fosse proceduto in qualsiasi struttura convenzionata con il Sistema Sanitario Regionale, seppure indipendente, come il "Città di Udine", avrebbe punito tutti.
Trovavo vergognoso che quegli stessi politici, che prima avevano promesso il loro aiuto a Beppino Englaro, strombazzandolo ai quattro venti, adesso tacessero, e che si fossero piegati senza battere ciglio, abbandonando un padre e una figlia alloro destino. Immediatamente pensai che La Quiete, l'Azienda per i Servizi alla Persona di Udine, avrebbe potuto essere meno vigliacca, perché autonoma e vigilata dal Comune di Udine. La Quiete riceve il suo indirizzo dal sindaco, che in persona, ne avvalla i cambiamenti di statuto e nomina 6 membri su 7 del suo CdA, compreso il presidente.
Pensai che La Quiete avrebbe potuto sfuggire al ricatto della Regione e del Governo. Bastava averne il coraggio.
Per questo motivo, quando alcune settimane più tardi, ricevetti una telefonata dall'on. Renzulli, conoscendone la vicinanza agli Englaro, senza che lui avesse il tempo di dirmi il motivo della chiamata lo anticipai, e dopo il. consueto "ciao" gli dissi d'un fiato "Sì, penso che si possa fare a La Quiete." Rimase sorpreso della mia risposta perché l' aveva ricevuta prima ancora di formularmi la domanda che intendeva pormi a nome di Beppino Englaro: di aiutarlo ad accogliere sua figlia Eluana. Chiamai subito il presidente de La Quiete Ines Domenicali e il suo vice Stefano Gasparin. Renzulli, come sua abitudine, aveva già esplorato buona parte della questione, e dissi loro di procedere per accogliere Eluana e di assicurare l' assistenza necessaria per attuare il "protocollo di accompagnamento al fine vita". E in questo senso si pronunciò il giorno dopo il suo CdA.
Allora pensavo bastasse prendere questa decisione perché si potesse rispondere alla richiesta di un padre. Non immaginavo che in quel momento sarebbero iniziate le settimane più intense della mia vita, sia dal punto di vista emotivo che razionale.
Settimane che avrebbero messo alla prova tutta la mia determinazione per difendere la Costituzione e per dare ospitalità a un padre e a una figlia, friulani, che chiedevano al Friuli di accoglierli. n giorno successivo feci una brevissima dichiarazione a un' agenzia stampa per dimostrare la mia vicinanza ai volontari e a La Quiete: " Attraverso la decisione della Quiete, di accogliere Eluana Englaro Udine dimostra di essere una città civile". In tutte le settimane successive, anche nei momenti di massima tensione, non feci mai altre dichiarazioni. Non volevo assolutamente dare l'impressione di voler strumentalizzare la vicenda, volevo sfuggire ad accuse, che comunque ricevetti, di volerla sfruttare per visibilità. Nessun sentimento era più lontano da me. Nel chiedere a La Quiete di accogliere Eluana Englaro, avevo agito in base a due dei principi ai quali mi sono sempre ispirato: rispondere ai cittadini che mi chiedevano aiuto e garantire loro .il diritto alla giustizia.
Mi misi subito a leggere attentamente tutte le sentenze sul caso Englaro. Dovevo spiegare nei dettagli alla mia Giunta comunale, e in futuro, alla città il perché di una decisione così controversa. Iniziai la lettura di quelle sentenze con l'aspettativa un po' preoccupata di dovermi scontrare con una pesante e quasi incomprensibile prosa giuridica. Trovai, invece, dei documenti di una chiarezza, di una lucidità, ma soprattutto di una umanità esemplari. Mi sentii orgoglioso di essere italiano, di un Paese che, ha questa classe di giudici.
Parlavano con precisione, senza mezzi termini, dicevano che togliere il sondino naso-gastrico non era eutanasia, che mantenerlo era accanimento terapeutico. Toglierlo voleva solo dire garantire a Eluana il secondo comma dell'Art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto a rifiutare le cure. Le sentenze parlavano della tragedia di questa donna, di quanto fosse devastante e senza appello la sua condizione di stato vegetativo permanente, di come loro, giudici, avessero proceduto per accertare, nei limiti di quanto possa essere ragionevole, quale fosse la volontà di questa persona. Parlavano dei temi più difficili e delicati, legati alla vita e alla morte e alla scienza, con una forza esemplare. Parlavano dei diritti che la nostra Costituzione garantisce come quelli all'Art. 2 sui diritti fondamentali della persona, all'Art.13 sull'inviolabilità della libertà personale. Parlavano della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo di fronte alla biomedicina.
Mi resi conto, ancor di più, di quale eroe civile fosse Beppino Englaro. Con quale forza, con quale coraggio avesse saputo proseguire lungo un cammino pieno di difficoltà e di drammatici contrasti e dilemmi.
 Lui, forse, contro tutto e contro tutti, era l'unico che dava ancora una umanità alla propria figlia proprio perché le dava la dignità di persona che ha ancora una volontà propria, che ha il diritto alla libertà, che è l’unica che possa disporre del proprio corpo come recita la Costituzione. Proprio lui che portava con sé il profondissimo dolore per la perdita di una figlia, che solo un padre può immaginare, forse.
Pensai, e ne sono ancora convinto, che si dovrebbero leggere nelle scuole le sentenze sul caso Englaro. Tutti i cittadini dovrebbero farlo. Solamente così possono afferrare, di fronte ad un esempio concreto, il senso e la forza della nostra Costituzione. Il significato dei diritti umani, dei principi di libertà sui quali si basa. Feci fare tante fotocopie di queste sentenze che j distribuii a tutti i membri della Giunta e a tutte le persone che incontravo e con le quali parlavo di questo tema. Le diedi a quegli studenti che facevano la tesi con me. Quelle sentenze erano un tesoro di civiltà.
Ma c' era un presupposto, perché il nostro fosse j uno Stato di diritto: si doveva portare a termine quella sentenza. Si doveva garantire il diritto alla giustizia la Englaro e a sua figlia. Inizia così per me una seconda fase nella vicenda tutta fatta di razionalità: aiutare Beppino Englaro a superare tutte le difficoltà giuridico-amministrative e anche burocratiche del trasferimento di sua figlia a La Quiete. In quei giorni più volte mi incontrai e parlai al telefono con l'avvocato Campeis, moltissime volte con i dirigenti de La Quiete, il presidente, i consiglieri di amministrazione, i responsabili del distretto sanitario. Si studiò per giorni in tutti i modi, e in tutti i dettagli, come superare tutte le difficoltà che potessero emergere. E per ogni difficoltà che si superava, come un 'idra, nuove difficoltà emergevano.
Sembrava che fosse impossibile raggiungere il semplice risultato di garantire l' esecutività di una sentenza che ero stata confermata in tutti i gradi di giudizio.
Avrebbe la valutazione di invalidità permesso immediatamente ad Eluana di entrare in graduatoria a La Quiete? e con quale formula? quale programma sanitario le sarebbe stato assegnato? da quale medico sarebbe stata presa in carico? I volontari, che non erano dipendenti de La Quiete, come avrebbero potuto sostituirsi ai dipendenti preposti a quelle funzioni? Se non si analizzavano in anticipo tutti i possibili intoppi si rischiava di far trasferire Eluana a La Quiete per poi ricadere nel divieto governativo e regionale, o farla ricadere sotto l' autorità di chi avrebbe subito il ricatto. Si rischiava di non poter eseguire il proto i collo dell'equipe di De Monte. De Monte rischiava di non poter essere il medico che la prendeva in carico, ...e numerosissime altre questioni sulla natura della struttura. La Quiete ricadeva nel novero di quelle strutture che la sentenza individuava come "confacenti"? No. Allora si poteva individuarne una sezione dove invece ciò poteva essere dichiarato. Sì. E allora chi lo poteva dichiarare tale? E così via. Pur essendo tutti i responsabili amministrativi disponibili a ragionare, sollevavano tutti i possibili cavilli, per non incorrere nella più piccola possibilità di azione legale o penale da parte della Regione e di una loro responsabilità per qualche abuso. Sentivo che dovevo dare tutta la garanzia politica che potevo, ma allo stesso tempo mettere tutte le mie capacità razionali per controbilanciare e superare tutte le possibili difficoltà e problemi e cavilli che venivano sollevati. Come nelle più difficili ricerche che avevo condotto nella mia precedente attività di professore universitario di matematica, tutta la mia intelligenza era concentrata sulle regole dei sistemi sanitari e ospedalieri. Certamente avevamo tanti alleati e tra questi il primo era il presidente de La Quiete. Ma mi ricordo che in più di una occasione dovetti usare tutta la mia autorità per contrastare chi continuava a contrapporre sempre nuove difficoltà. Fu in uno di questi momenti che incontrai per la prima volta Beppino Englaro, di persona. Fu un'esperienza straordinaria. Provai un' autentica soggezione, come l'avevo provata in vita mia in occasione del primo incontro con il presidente della Repubblica, o un premio Nobel, o un vecchio eroe partigiano. Sentivo la sua forza, la sua intelligenza, il suo coraggio, quello di chi sa rischiare in prima persona per tutti gli altri. Non riuscii quasi a dire nulla. Percepii solo la sua grande umanità. Sentimenti analoghi provai anche nel mio primo incontro con De Monte, eroe civile anche lui con tutti i volontari, che rischiavano tutta una carriera, tutto, per affermare un principio e cioè l'ltalia come uno Stato di diritto. Avevano il coraggio di fare delle scelte, di essere degli attori e non degli spettatori. A dire il vero anch' io rischiai .Per la mia decisione . in quei giorni si dimise un assessore della mia Giunta, per polemica, e i giornali diedero ampio spazio alla fragilità della mia maggioranza. Arrivammo ad un passo che venissi sfiduciato e si dovesse chiudere, dopo meno di un anno, la mia esperienza di sindaco. I partiti politici e il Pd non mi abbandonarono, però. Riuscirono a gestire politicamente anche quelle ampie aree alloro interno che avrebbero preferito che Eluana Englaro non fosse stata accolta a La Quiete. Non mi incoraggiarono a proseguire, certo, ma nemmeno mi chiesero di fermarmi, si limitarono ad invitarmi alla prudenza. Ricordo però che alcuni consiglieri cattolici del Pd capirono a fondo la questione. In un'intensa riunione seppero interpretare la figura di Beppino Englaro in termini di carità. Furono dalla mia parte insieme agli altri membri della mia Giunta. Ma in ultima analisi l' azione era mia perché del sindaco è l'ultima responsabilità, quella di garantire i diritti ai cittadini. Malgrado le polemiche intensissime di quei giorni, i tanti messaggi di condanna ma anche di incoraggiamento che ricevevamo per lettera e per posta elettronica, alla fine però la questione per me si chiarì. Era lineare, dopo tutto, dal mio punto di vista: ascoltare, accogliere e aiutare due cittadini, un padre e sua figlia, ad avere la giustizia che gli era stata negata da un Governo che non rispettava la separazione dei poteri garantiti dalla Costituzione: quello esecutivo e quello giudiziario. Ma, da questo punto di vista, il peggio doveva ancora arrivare. Ricordo con molta emozione la notte nella quale fu trasferita Eluana Englaro. Non riuscii a dormire. Periodicamente ricevevo dei messaggi da De Monte, che mi informava di come erano state superate le varie difficoltà a Lecco e lungo la strada.
Mi sentii con il questore per assicurarmi che non ci fossero intralci per le vie di Udine o davanti a La Quiete. In ogni istante qualcosa poteva incepparsi e quei due cittadini potevano non vedersi riconosciuto quanto tutti i livelli del nostro sistema giudiziario avevano loro assicurato .
Anche nei giorni successivi, numerose volte Renzulli mi chiamò perché qualcosa si bloccava e si rischiava di non riuscire a dare giustizia agli Englaro e mi chiedeva di intervenire con l' autorità di sindaco presso questo o quell'organismo o persona.
Ma appunto il peggio doveva ancora arrivare. Nelle giornate successive iniziò infatti una vera e propria lotta contro un potere disumano. Ad ondate successive venivano mandate forze dell'ordine a fare ispezioni per cercare qualcosa che non andasse, per obbligare La Quiete ad interrompere il protocollo.
Vennero prima da Udine, poi da Trieste e infine da Roma. Vennero per fermare la giustizia. Sentii in quel fine settimana l'oppressione del potere quando va contro i cittadini e viola i loro diritti umani . Ad un certo punto il governo preparò un decreto per dichiarare fuori legge il protocollo avviato per Eluana Englaro. Non si sapeva cosa avrebbe fatto il presidente Napolitano. Chiesi al mio staff di chiamare il Quirinale e chiedere se potevo parlare con lui al telefono, per spiegargli cosa stava succedendo qui a Udine. Mi guardò stranito. Mi disse: ma vuole che il presidente le risponda? Dissi: ma sono il sindaco della città dove si sta combattendo una battaglia per difendere la Costituzione, il Quirinale mi risponderà. Ebbene dopo alcuni minuti il presidente Napolitano in persona mi richiamò. Gli dissi che ero il sindaco di Udine, gli spiegai cosa significava quanto stavamo facendo, che lo stavamo facendo nel migliore dei modi, con la massima attenzione, che era in gioco il diritto alla giustizia di un cittadino. Gli dissi che "noi tutti siamo con lei, signor presidente, nel darle coraggio a non firmare". Mi ringraziò, dicendomi che non ne aveva bisogno, che non dovevamo preoccuparci, aveva già deciso di non firmare e di lì a poco avrebbe diramato, come di fatto avvenne, le motivazioni della sua decisione. Lo ringraziai e di nuovo mi sentii orgoglioso di essere italiano . In quelle giornate ogni tanto De Monte veniva a parlarmi, per scaricare la tensione. Tutte le mattine telefonavo alla presidentessa de La Quiete per farle _sentire la mia vicinanza. La domenica ci fu tutta una serie di telefonate con il responsabile dell' azienda sanitaria e de La Quiete. La Regione che prima aveva voluto aiutare Beppino Englaro, adesso cercava di bloccare tutto. Le manifestazioni inscenate fuori da La Quiete si intensificavano, ci chiedevano di autorizzare la predisposizione di maxischermi nelle strade. Bloccammo tali richieste. Le TV trasmettevano interventi feroci di tante persone che si arrogavano il diritto di parlare contro il diritto di alcuni cittadini. Furono momenti difficili.
Come ho detto continuavo a rifiutare interviste. Non c'era bisogno di posizioni pubbliche, le azioni che non svolgevo sotto le telecamere richiedevano già tutta la mia energia. Non volevo dare l'impressione di voler sfruttare questo episodio dal punto di vista mediatico. La questione era troppo alta e troppo seria. Riguardava il senso più profondo di fare il sindaco. La responsabilità nei confronti dei cittadini, della giustizia. In privato contribuivo a dare coraggio. Ci fu comunque sabato pomeriggio una manifestazione in mio sostegno. Uscii solo per qualche minuto dal municipio, ringraziai e me ne andai. Udine intanto era il centro del mondo mediatico.
Veniva presentata in modo molto controverso. Da parte mia ero certo, invece, che Udine fosse al centro di una battaglia per i diritti umani, per il diritto di ottenere giustizia, di poter rifiutare le cure e di essere responsabili del proprio corpo. Infine, come di sorpresa, arrivò quella sera. Renzulli mi telefonò dicendomi che gli avevano telefonato che tutto era finito. Che Eluana, prima del previsto, con leggerezza, se n'era andata. Sentii un forte e sincero moto di affetto e di riconoscenza per questa donna che attraverso suo padre ci aveva saputo dare tantissimo, forse la cosa più grande che sia possibile dare, la fiducia e la riconferma nei nostri ideali. Provai un senso di pietà per tanto dolore, così umano. Abbiamo parlato alla città di Udine del fme vita attraverso dibattiti pubblici e spettacoli teatrali, ma sempre con rispetto per le opinioni di tutti i cittadini , anche quelli che, avendo familiari in stato vegetativo permanente, hanno fatto scelte diverse da quelle di Beppino Englaro. Alcuni di questi mi hanno anche 0%" chiesto aiuto per sostenerli nella loro scelta. ~ Quando rivedo Beppino Englaro provo sempre gli ,; stessi sentimenti ed emozioni della prima volta, oltre a un sentimento di fratellanza e di riconoscenza. Penso sia un eroe civile. Non di certo per l'eutanasia egli si è battuto, ma per dimostrare che l'Italia è uno stato di diritto, perché è un uomo che crede nella Giustizia, nel senso più pieno e più difficile del termine. Ci ha dato la possibilità di sentirci appartenenti ad uno Stato e a una comunità che ha dei valori. Englaro è un eroe vero, moderno, non violento: anziché optare per una soluzione ipocrita, ha scelto la strada della trasparenza e del rigore, del rispetto delle leggi e della Costituzione. Una strada lunga oltre una decina d'anni. Non so quanti, francamente, l'avrebbero percorsa con quella tenacia, forza, lucidità, speranza e fiducia nelle istituzioni. Gli stessi sentimenti provo quando incontro i volontari, De Monte, Domenicali, Gasparin, Renzulli e i molti che in quelle giornate hanno dimostrato la forza dei loro ideali. In quelle settimane sarebbe bastato cedere anche solamente per un istante, non vigilare con la massima attenzione anche solo un momento, per non fare nulla e quindi scivolare nel grigiore di chi si piega a un potere che ritiene ingiusto e pertanto disumano. Grazie a tutti questi eroi civili, non lo abbiamo fatto. Quando, in un'intervista di fine d'anno, la giornalista mi chiese tra le tante domande, anche quella di "chi fosse stato 1 'udinese dell'anno" senza esitazione ho detto Eluana Englaro.
Perché, anche se forse in vita era passata solamente di sfuggita da qui, morendo a Udine aveva contribuito a renderla una città ancora più civile, e così facendo sarebbe sempre rimasta presente per tutti noi. Lo conferma il comportamento che hanno avuto gli udinesi e i friulani in quei giorni. La città e il Friu1i, il mondo cattolico e quello laico, tranne rarissime eccezioni, tutti si sono comportati in modo esemplare.
Contrari o favorevoli che fossero. n confronto, tranne qualche stonatura di qualche esponente del mondo politico, è stato serio, civile, pacifico, maturo. La città ha avuto rispetto per Beppino Englaro e per la sua sofferenza, lo ha capito, accolto, anche al di là delle convinzioni personali. Non ci sono mai stati momenti di intolleranza, pur nella forte tensione emotiva. La città ha avuto un comportamento esemplare e io la ringrazio. Sapremo essere sempre a11'altezza di questi valori, così come in quei giorni? Grazie Udine, grazie Beppino, grazie Eluana.

mercoledì 10 novembre 2010

Il sindaco di Udine e la Costituzione



La Costituzione italiana








è il progetto etico-politico più importante che io abbia mai visto.







Testimonianza del sindaco di Udine Furio Honsell ripresa dal libro "Gli ultimi giorni di Eluana", di Amato de Monte e Cinzia Gori - Ed.Biblioteca dell'immagine Pordenone 2010 (pp. 223-234)








 





 












Testo   




Il sindaco è la prima istituzione pubblica a cui i cittadini si rivolgono quando vivono una difficoltà per la quale non è ovvio a chi chiedere aiuto. Ma è anche l' istituzione a cui si rivolgono per ultima, per extrema ratio, quando tutte le altre istituzioni li hanno abbandonati o sono rimaste sorde alle loro richieste. Mi resi conto, molto presto, una volta eletto sindaco, di questa responsabilità che ricevevo, quasi indipendentemente dalla mia persona. Ne trassi uno dei principi fondamentali sul quale basare le mie azioni: incarnare un potere che sa ascoltare e sa rispondere ai cittadini, perché è loro vicino. Forse, scelsi di candidarmi a sindaco proprio perché, ancorché in modo inconscio, sentii che avrei potuto aiutare i cittadini. Non con l'arroganza di chi è certo di risolvere i problemi, ma con 1 'umanità di chi vuole aiutare le persone ad affrontare le loro difficoltà.



L' altro principio fondamentale che mi sono dato come sindaco è quello di operare con tutte le mie capacità, intelligenza e forza per garantire i diritti costituzionali ai cittadini. Perché la Costituzione italiana è il progetto etico-politico più importante che io abbia mai visto. Richiede un impegno costante per essere attuato. Seppur concisa, è un patrimonio straordinario di civiltà. E la carta della nostra umanità. Rispettarla ci fa essere una comunità, invece che un' orda.



La Costituzione garantisce tutte le libertà fondamentali ai cittadini, permettendo loro di poter esprimere la propria personalità umana individuale, nel rispetto di quella degli altri. La Costituzione garantisce quindi i diritti ad essere cittadini uguali, nel senso di avere pari opportunità di scelta e quindi il diritto al lavoro, all'educazione, alla giustizia, ...garantisce anche il diritto alla salute, che tanti paesi civili come gli Stati Uniti non hanno ancora. La nostra Costituzione repubblicana, nata dalla lotta di liberazione contro il fascismo, garantisce soprattutto il principio democratico che noi, come cittadini italiani, siamo cittadini autentici, che possono realizzare progetti di vita propri e non formiche che devono solo eseguirli, come vogliono tutte le dittature.

 




domenica 7 novembre 2010

La carta di Firenze



La Carta di Firenze



Ecco il documento elaborato al termine della convention dei rottamatori

 




Noi.

Noi che abbiamo imparato a conoscere la politica con tangentopoli e il debito pubblico e che oggi troviamo la classe dirigente del Paese occupata a discutere di bunga bunga e società offshore.

Noi che nonostante quello che abbiamo visto, fin da bambini, crediamo nel bene comune, nella cosa pubblica, nell'impegno civile. 

 

Noi che ci siamo riuniti a Firenze per ritrovare le parole della speranza. Noi che abbiamo voglia di incrociare i nostri sogni e non solo i nostri mouse. Noi che crediamo che questo tempo sia un tempo prezioso, bellissimo, difficile, inquietante, ma sia soprattutto il nostro tempo, l'unica occasione per provare a cambiare la realtà. Noi.

 

Noi vogliamo gridare all'Italia di questi giorni meschini, alla politica di questi cuori tristi, al degrado di una solitudine autoreferenziale, che si può credere in un'Italia più bella. 

 

Sì, noi crediamo nella bellezza, che forse non salverà il mondo, ma può dare un senso al nostro impegno. La bellezza dei nostri paesaggi, delle nostre opere d'arte, delle nostre ricchezze culturali, certo. Ma soprattutto la bellezza delle relazioni personali, la bellezza di andare incontro all'altro privilegiando la curiosità sulla paura, la bellezza di uno stile di vita onesto e trasparente.

 

Da Firenze, patria di bellezza, ci mettiamo in gioco.

Senza pretendere posti, senza rivendicare spazi, senza invocare protezioni. Senza chiedere ad altri ciò che dobbiamo prenderci da soli.

Ci mettiamo in gioco perché pensiamo giusto che l'Italia recuperi il proprio ruolo nel mondo. 

Ci mettiamo in gioco perché non vogliamo sprecare il nostro tempo.

Ci mettiamo in gioco perché abbiamo sogni concreti da condividere.

 

Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese, un Paese con metà Parlamento, a metà prezzo, un Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti. Che permetta le unioni civili, come nei Paesi civili; che preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto; che dica no al consumo di suolo, e sì al diritto di suolo e di cittadinanza. Un Paese in cui si possa scaricare tutto, scaricare tutti; che renda il lavoro meno incerto, e il sussidio più certo.  Che passi dall'immobile al mobile, contro le rendite, e che riduca il debito pubblico, la nostra pesante eredità.

 

Vogliamo rispondere al cinismo con il civismo. Alla divisione con una visione. Alla polemica con la politica. E vogliamo farlo con la leggerezza di chi sa che il mondo non gira intorno al proprio ombelico e con la serietà di chi è capace anche di sorridere, non solo di lamentarsi.

 

Da Firenze, laboratorio di curiosità, vogliamo provare a declinare il coraggio contro la paura, condividendo un percorso di parole e di emozioni, di progetti e di sentimenti perché la prossima fermata sia davvero l'Italia. Un’Italia che oggi riparte dalla Stazione Leopolda, la Prossima Italia.



 




(07 novembre 2010)