martedì 24 dicembre 2013

Verso Betlemme


Dedicato ai bambini di Aida (Betlemme)
(di Banksy)

LA NOTTE SANTA

di Guido Gozzano


- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

 Aida,  all'interno di Betlemme, uno dei 59 campi profughi gestiti da Unrwa (UN - United Nothing) fra West Bank, Gaza, Siria, Libano e Giordania.

martedì 17 dicembre 2013

da Falcade a Belamonte

Bella trasferta sciistica da falcade a Belamonte attraverso il passo di S.Pellegrino. con gl sci da col Margherita, con la navetta da S.Pellegrino alla cabinovia dell'alpe di Lusia, con Piero (lo sherpa), Fiorella! Simone! Massimo, Fiorella! Graziella, Daniele! Antonio e la moglie. giornata di sole, senza vento, neve buona, piste ben pettinate. "Il candore del sole sulle neve ha un potere euforizzante", ha scritto non ricordo chi. Il nostro albergo a Falcade si chiama stella alpina! ottimo rapporto qualità-prezzo, consigliabile. Cristian ci porta e riporta alla seggiovia di partenza tutti i giorni. stamani l'ho sentito tribolare al telefono, alle prese con la rappresentante dell'ASL per una pratica riguardante un casottino esterno all'albergo per far delle grigliate e simili. La signora funzionaria parlava di pareti lavabili, sistemi antincendio, diavolerie varie, come occorrono per una i cucina di ristorante...

venerdì 13 dicembre 2013

FIRENZE PER GAZA



FIRENZE PER GAZA

In occasione

della ricorrenza dell’Operazione Piombo Fuso, durante la quale – dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 – l’esercito israeliano invase la Striscia di Gaza, sottoponendola al fuoco devastante dell’artiglieria ed ai bombardamenti dell’aviazione e della marina, che lasciarono dietro di sé una lunga scia di sangue palestinese, con i suoi 1.419 morti, i 5.360 feriti e la distruzione totale o parziale di almeno 5.356 edifici, in un territorio già profondamente prostrato da un prolungato assedio e che è destinato ora a rimanere pericolosamente inquinato in modo permanente,

invita

tutte le organizzazioni e le associazioni, i partiti politici e i comitati della società civile della città di Firenze e della sua Provincia, insieme a tutta la cittadinanza ancora sensibile ai valori del rispetto e della difesa dei diritti civili e umanitari di tutti i popoli


a  partecipare al

presidio in Piazza della Repubblica Sabato 11 Gennaio 2014    ore 15.30- 19.00

con: microfono aperto, letture, musica, performance teatrale


GIORNATE DELLA MEMORIA
DEL GENOCIDIO DEI PALESTINESI A GAZA

“… Prendete un pezzo di terra di 40 km per 5 e chiamatelo Gaza poi riempitelo con 1.400.000 abitanti palestinesi. Circondatelo con il mare a Ovest, l’Egitto a Sud, Israele a Nord e a Est e chiamatela “terra dei terroristi”. Poi dichiaratele guerra e invadetela con 232 carri armati, 687 blindati, 43 postazioni di lancio per jet da combattimento, 346 mortai, 3 satelliti spia, 64 informatori, 12 spie infiltrate e 8000 soldati. Ora dite che è per la difesa di Israele. E dichiarate che eviterete di colpire la popolazione civile…”                                                       (Raja Chemayel)
       
A partire dal 27 Dicembre 2008 e fino al 18 Gennaio 2009, con l’offensiva militare denominata “Piombo fuso”,  il governo di Israele ha compiuto uno dei più efferati massacri di tutta la storia dell’occupazione dei Territori Palestinesi. Il popolo di Gaza, già profondamente colpito da un lungo ed estenuante embargo è stato lasciato solo di fronte al criminale sterminio:

1419 Palestinesi uccisi, dei quali 1167 erano civili (318 bambini, 111 donne, 6 medici, 2 operatori ONU, 6 giornalisti)
5360 feriti, dei quali 1600 bambini e 830 donne. Moltissimi resteranno permanentemente invalidi e si registra una grande incidenza di tumori e di neonati con malformazioni causate dagli effetti di armi all’uranio e fosforo bianco.
Totalmente distrutte 2114 abitazioni e 3242 gravemente danneggiate con il coinvolgimento di almeno 20.000 civili.
Bombardati intenzionalmente, con 1 milione di kg di bombe, 16 ospedali, 215 cliniche mediche, 28 ambulanze, 21 scuole, 19 moschee, 167 stabilimenti industriali. Contaminati migliaia di ettari di campi coltivati.

       Troppe voci in Europa e nel mondo, distratte sulle evidenti violazioni ma interessate soltanto a salvaguardare interessi economici, hanno continuato a sostenere Israele fino a quando il suo criminale governo si è sentito autorizzato a concludere l’operazione “Piombo fuso” con veri e propri crimini contro l’umanità, l’uso sulla popolazione civile di “armi di distruzione di massa” tassativamente proibite dal Diritto Internazionale, le micidiali “bombe DIME” che hanno ucciso tagliando a pezzi i corpi e le terribili “bombe al fosforo bianco” che hanno provocato ustioni inestinguibili per giorni e ferite difficilmente rimarginabili. 
       Il Consiglio per i diritti umani e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno definito “crimine di guerra” il genocidio a Gaza, ma non siamo ancora arrivati alla condanna di questo massacro attraverso un giudizio della Corte Penale Internazionale, nonostante dell’uso di armi di distruzione di massa da parte di Israele e  la totale violazione del diritto internazionale, dei diritti umani, della  Convenzione di Ginevra. 

E le violazioni continuano in tutta la Palestina con l’ampliamento del “muro di separazione” e con le innumerevoli restrizioni alla libertà di movimento, con l’impossibilità di lavorare, di curarsi, di coltivare la terra, di visitare i parenti. E’ di nuovo silenzio sulle terribili condizioni di vita e le difficoltà di sussistenza, non solo a Gaza, ma a Gerusalemme est e in tutti i Territori Occupati della Palestina.





DAYS  TO  REMEMBER  THE  GENOCIDE
OF THE  PALESTINIANS OF GAZA

“… Take a piece of land of  40 km by 5 and call it  Gaza, then fill it with 1.400.000 inhabitants of  Palestinians. Surround it with the sea in the West, Egypt in the South, Israel in the North and East and call it  “land of  terrorists”. Then declare war and invade it with 232 tanks, 687 armored cars, 43 launching positions for combat  jets, 346 mortars, 3 spy satellites, 64 informers, 12 infiltrated  spies and 8000 soldiers. Now declare that this is to defend Israel. And declare that you avoid shooting the civilian population…”                                                                (Raja Chemayel)
       
On December 27th, 2008 onwards to January 18th, 2009, with the military assault called “Cast Lead ”, the government of Israel has accomplished one of the most barbarous massacres in the story of the occupation of the Palestinian territories.  The people of  Gaza, just deeply stroken by a long and exhausting was left alone during  the criminal slaughter:

1419 Palestinians killed, 1167 of them civilians (318 children, 111 women, 6 physicians, 2 UN-operators, 6 journalists)
5360 injured, 1600 children and 830 women. Many will remain permanently disable and a high incidence of  tumors  and  newborns is registred with malformations caused by the effects of arms containing depleted uranium and white phosphor.
Totally destroyed 2114 homes and 3242 seriously damaged , 20.000 civilians involved.
Purposely bombed with 1 million kg of bombs, 16 hospitals, 215 medical clinics, 28 ambulances, 21 schools, 19 mosques, 167 factories. Thousands of acres of cultivated soil contaminated.
   
    Too many voices in Europe and in the world are still careless with the evident violations accruing in Palestine while being interested in safeguarding economic interests and keeping on supporting Israel until his criminal government has felt authorized to conclude the operation "Cast Lead". It represents a real crime against  humanity and the civilian population for the use of weapons of mass destruction- strictly prohibited by international law-, the use of lethal "DIME bombs" that killed and cut to pieces bodies and the terrible "white phosphor bombs" that have caused burns unquenchable for days and wounds difficult to heal.

        The Human Rights Council and the General Assembly of the United Nations has defined the genocide in Gaza as "war crime”, but the International Criminal Court has not come to condemn the massacre yet, despite the use of weapons of mass destruction by Israel and the complete violation of international law, human rights and  the Geneva Convention.

Violations continue throughout Palestine with the expansion of the "wall of separation" and the numerous restrictions on freedom of movement, with the consequent inability for Palestinians to work, to heal, to cultivate the land and to visit relatives. And  still no words about the terrible living conditions and the difficulty of subsistence, not only in Gaza and East Jerusalem but in all occupied territories of Palestine.




27 Dic. 2008- 18 Genn. 2009  “Piombo fuso” sulla Palestina




27 th Dec. 2008- 18 th Jan. 2009  “CAST LEAD” on Palestine






domenica 8 dicembre 2013

8 Dicembre 2013 - Primarie PD



Pippo, comunque vada sarà un successo. Anche perché – cito Eduardo Galeano – “Si può proibire l’acqua, non la sete”. Franco (dal blog di Pippo)

Alle una e qualcosa al Circolo Arci di Via Maccari.  Pieno di gente e bancherelli, Già, oggi è la prima domenica del mese "compro,baratto e vendo". Mi faccio  largo fra lo stretto, seguo le indicazioni delle frecce (Votazioni), entro dal bar, svicolo sulla sinistra, riesco fuori, ma dentro il gazebo, carta d'identità e scheda elettorale alla mano, 2 euro, saluto Marta e le altre, mi siedo dietro un tavolino fatto a mano, ho dimenticato di ritirare la scheda elettorale, mi rialzo a prenderla, voto il terzo da sinistra, imbuco, esco con Paola nel giardino-mercatino, firmo una petizione popolare contro il tentativo di modifica,dell'articolo 138, rientriamo: via Maccari, Modigliani, Torcicoda, Aceri, Mimose, Roseto, Rododendri cloffete, clocchete. E almanacchi, almanacchi nuovi, Signore, per l'anno che viene. Che Mandela, Bargouti, Pertini, Enzo Mazzi, Andrea Gallo ce la mandino buona. 

sabato 7 dicembre 2013

Mandela è vivo, ma ancora in prigione

Clicca sulla foto, grazie.

«Non sono un terrorista, ma non sono neppure un pacifista. Sono semplicemente un normale uomo della strada palestinese, che difende la causa che ogni oppresso difende: il diritto di difendermi in assenza di ogni altro aiuto che possa venirmi da altre parti»


An ideal for which I am prepared to die

Mandela made this statement from the dock at the opening of his trial on charges of sabotage, Supreme court of South Africa, Pretoria, April 20 1964
I am the first accused. I hold a bachelor's degree in arts and practised as an attorney in Johannesburg for a number of years in partnership with Oliver Tambo. I am a convicted prisoner serving five years for leaving the country without a permit and for inciting people to go on strike at the end of May 1961.
At the outset, I want to say that the suggestion that the struggle in South Africa is under the influence of foreigners or communists is wholly incorrect. I have done whatever I did because of my experience in South Africa and my own proudly felt African background, and not because of what any outsider might have said. In my youth in the Transkei I listened to the elders of my tribe telling stories of the old days. Amongst the tales they related to me were those of wars fought by our ancestors in defence of the fatherland. The names of Dingane and Bambata, Hintsa and Makana, Squngthi and Dalasile, Moshoeshoe and Sekhukhuni, were praised as the glory of the entire African nation. I hoped then that life might offer me the opportunity to serve my people and make my own humble contribution to their freedom struggle.
Some of the things so far told to the court are true and some are untrue. I do not, however, deny that I planned sabotage. I did not plan it in a spirit of recklessness, nor because I have any love of violence. I planned it as a result of a calm and sober assessment of the political situation that had arisen after many years of tyranny, exploitation, and oppression of my people by the whites.
I admit immediately that I was one of the persons who helped to form Umkhonto we Sizwe. I deny that Umkhonto was responsible for a number of acts which clearly fell outside the policy of the organisation, and which have been charged in the indictment against us. I, and the others who started the organisation, felt that without violence there would be no way open to the African people to succeed in their struggle against the principle of white supremacy. All lawful modes of expressing opposition to this principle had been closed by legislation, and we were placed in a position in which we had either to accept a permanent state of inferiority, or to defy the government. We chose to defy the law.
We first broke the law in a way which avoided any recourse to violence; when this form was legislated against, and then the government resorted to a show of force to crush opposition to its policies, only then did we decide to answer violence with violence.
The African National Congress was formed in 1912 to defend the rights of the African people, which had been seriously curtailed. For 37 years - that is, until 1949 - it adhered strictly to a constitutional struggle. But white governments remained unmoved, and the rights of Africans became less instead of becoming greater. Even after 1949, the ANC remained determined to avoid violence. At this time, however, the decision was taken to protest against apartheid by peaceful, but unlawful, demonstrations. More than 8,500 people went to jail. Yet there was not a single instance of violence. I and 19 colleagues were convicted for organising the campaign, but our sentences were suspended mainly because the judge found that discipline and non-violence had been stressed throughout.

martedì 3 dicembre 2013

Tribunale Russel Palestinese

(clicca sul nome)
«Non sono un terrorista, ma non sono neppure un pacifista. Sono semplicemente un normale uomo della strada palestinese, che difende la causa che ogni oppresso difende: il diritto di difendermi in assenza di ogni altro aiuto che possa venirmi da altre parti».





sabato 30 novembre 2013

giovedì 28 novembre 2013

Un Parlamento normale


Mercoledi 27 novembre 2013

clicca sull'immagine
Scrive Georgiamada:
Ho provato anche una profonda tristezza e nostalgia per quello che poteva essere e non è stato. Per tutto quello che avrebbero potuto fare i voti del Pd uniti a quelli del M5s nel breve periodo di fiducia chiesto da Bersani.
Una grande occasione persa che non si ripresenterà più.
Ormai mi resta solo la speranza (forse vana) che almeno, quei voti, si uniscano per fare una intelligente e definitiva legge elettorale. Una vera legge votata dal Parlamento, con adeguati pesi e contrappesi, e che non sia frutto veloce di referendum come l’incompleto mattarellum e che soprattutto non sia una vera e propria porcata ad partitum, e pure personale, come il porcellum.
Per me fu un'occasione finta: il progetto delle larghe intese era già scritto. L'occasione persa fu quella di non votare Rodotà Presidente della Repubblica.

lunedì 25 novembre 2013

Primarie PD e dintorni

















Ho votato SEL e Ingroia, ho mandato un obolo ai cinquestelle per la manifestazione di Genova, penso di partecipare alle primarie PD meno L votando Civati.
Perché? Perché prevedo (quasi auspico) una vittoria di Renzi, ma vorrei che la somma di Cuperlo + Civati superasse Renzi, per condizionarlo a sinistra. D'altronde non stimo Cuperlo capace di liberare il Partito dai valvassori e valvassini ( notabili e funzionari di partito) che se ne sono impossessati. Mi dispiace per Enrico Rossi, governatore della Toscana, che si dà tanto da fare per impedire l'ascesa di Renzi.  Caro Rossi,  "il vizio e la virtù son due prodotti, come il vetriolo e lo zucchero" (Zola); Renzi è il prodotto del PD degenerato nel corso degli anni e, allo stesso tempo, rappresenta la reazione a questo tradimento compiuto dai Boiardi che attualmente lo controllano. A costoro serve una mazzata che li escluda dal gioco; e questo non lo può fare, secondo me, Cuperlo, così bravo e così fragile. Poi ce la giochiamo, utilizzando cuperliani e civatiani all'interno del Partito.
Nel frattempo serve un rafforzamento di SEL, a prescindere da Vendola che va messo sub iudice, e serve una vittoria di Grillo. poi, di nuovo, ce la giochiamo. Sarà difficile per Renzi rendere il PD peggiore di quello che è attualmente; sarà difficile per Grillo far danni a Italia ed Europa più di quello che non abbiano fatto gli attuali banchieri che le governano. Dunque gettiamo il dado e che la buona sorte ci sia propizia. Amen.

mercoledì 20 novembre 2013

Israele :ein Folk, ein Reich, ein Land.


La creazione di uno Stato ebraico non è stato più pensato come un modo per dare vita ad un modello di società giusta per tutti, per se stessi e per i vicini, ma un mezzo per l'affermazione con la forza di un nazionalismo idolatrico nutrito dalla mistica della terra, sì che molti ebrei, in Israele stesso e nella diaspora, progressivamente hanno messo lo Stato d' Israele al posto della Torah e lo Stato d'Israele, per essi, ha cessato di essere l'entità legittimata dal diritto il internazionale, nelle giuste condizioni di sicurezza, che ha il suo confine nella Green Line, ed è diventato sempre più la Grande Israele, legittimata dal fanatismo religioso e dai governi della destra più aggressiva. Essi si pretendono depositari di una ragione a priori. 
Per questi ebrei, diversi dei quali alla testa delle istituzioni comunitarie, il buon ebreo deve attenersi allo slogan: un popolo, una terra, un governo, in tedesco suona: ein Folk, ein Reich, ein Land. Sinistro non è vero? Questi ebrei proclamano ad ogni piè sospinto che Israele è l'unico Stato democratico in Medio Oriente. Ma se qualcuno si azzarda a criticare con fermezza democratica la scellerata politica di estensione delle colonizzazioni, lo linciano con accuse infamanti e criminogene e lo ostracizzano come si fa nelle peggiori dittature. 
Ecco perché posso con disinvoltura lasciare una comunità ebraica che si è ridotta a questo livello di indegnità, ma non posso rinunciare a battermi con tutte le mie forze per i valori più sacrali dell'ebraismo che sono poi i valori universali dell'uomo.


Moni Ovadia

Tagliati nella notte 106 alberi di ulivo



COMUNICATO STAMPA

Tagliati nella notte 106 alberi di ulivo nei pressi del villaggio palestinese di At Tuwani, Colline a Sud di Hebron
Due campi, appartenenti ad una famiglia palestinese, sono distrutti
20-11-2013
At Tuwani - Nel pomeriggio del 17 ottobre, alcuni palestinesi hanno scoperto che 106 alberi di ulivo erano stati distrutti. L'uliveto è situato tra gli avamposti israeliani di Avigayil e Mitzpe Yair, lungo la Bypass Road 317 (colline a Sud di Hebron) e appartiene ad Abed Al Nabee. Era stato piantato proprio all'inizio di quest'anno.
Circa alle 15:30 di domenica, i proprietari, con alcuni internazionali e membri dell'organizzazione B'tselem, si sono riuniti nei pressi degli alberi distrutti per attendere l'arrivo della polizia. Dopo poco, la polizia israeliana e l'esercito hanno raggiunto il luogo per studiare la scena e raccogliere indizi. Successivamente, con il permesso della polizia, anche gli internazionali hanno potuto accedere al campo per contare il numero degli alberi danneggiati - un totale di 106 alberi tagliati o sradicati.
Questo incidente rappresenta la più grande distruzione di proprietà palestinese dall'inizio di quest'anno.
Il 3 ottobre erano stati tagliati, durante la notte, 48 alberi di ulivo, in un campo vicino alla Bypass Road 317 nei pressi del villaggio di Al Mufaqarah.
Durante la notte del 10 maggio, ancora vicino alla Bypass Road 317, erano stati tagliati 62 alberi di ulivo, nei pressi del villaggio di At Tuwani. In un muretto vicino all'uliveto era stata trovata la scritta "Prezzo da pagare per coloro che rubano".  La "politica del prezzo da pagare" (Ebraico: מדיניות תג מחיר) è, secondo B'Tselem, il nome dato ad "atti di violenza occasionale nei confronti della popolazione palestinese e delle forze di sicurezza israeliane" commessi dalle frange più radicali del movimento dei coloni israeliani nei Territori Palestinesi.
Dall'inizio del 2013  si contano 246 ulivi di proprietà di palestinesi sradicati e danneggiati nell'area delle Colline a sud di Hebron. Si tratta di un sostanziale incremento, se comparato con il 2012, quando erano stati danneggiati in totale 101 ulivi.
Gli alberi di ulivo sono una risorsa essenziale per la comunità palestinese nelle colline a sud di Hebron e il loro danneggiamento comporta pesanti perdite economiche.
Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell'area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell'incidente: http://snipurl.com/2875x2p
Per informazioni:
Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell'Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

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Operation Dove - Nonviolent Peace Corps Palestine/Israel
Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII

Email: tuwani@operationdove.org
Web: www.operationdove.org
Mobile: +972 54 9925773

PRESS RELEASE

106 olive trees cut overnight near Palestinian village of At Tuwani, South Hebron Hills 
Two fields, belonging to a Palestinian family, are destroyed
(Italian follows)
20-11-2013
At Tuwani- On the afternoon of October 17, Palestinians discovered 106 olive trees destroyed alongside Bypass Road 317, in a field located between the Israeli outposts of Avigayil and Mitzpe Yair, in the South Hebron Hills.
The olive grove belongs to Abed Al Nabee and had been planted just earlier this year.
At Around 3:30 pm on Sunday the landowners, along with several internationals and B’tselem staff members, gathered near the destroyed trees to wait for  the police. The Israeli police and army arrived a short time later to investigate the scene and collect evidence. With Police permission, internationals accessed the field to count the number of damaged trees – a total of 106 cut or uprooted trees.
This incident represents the single largest destruction of Palestinian property since the beginning of this year.
On October 3, 48 olive trees were cut overnight in a field close to Bypass Road 317, near the village of Al Mufaqarah.
And on the night of May 10, 62 olive trees were cut next to Bypass Road 317, near the village of At Tuwani. The slogan “price tag for those who steal” was found graffitied on a small wall near the olive grove. “Price tag policy” (Hebrew: מדיניות תג מחיר) is, according to B’tselem, the name given to “acts of random violence aimed at the Palestinian population and Israeli security forces” by radical Israeli settlers.
The number of Palestinian-owned trees uprooted and damaged in the South Hebron Hills area since the beginning of 2013 now stands at 246. This is a substantial increase compared with 2012, when a total of 101 olive trees were damaged.
Olive trees are an essential resource for the Palestinian community in the South Hebron Hills, and their damage results in serious economic losses.
Operation Dove has maintained an international presence in At-Tuwani and the South Hebron Hills since 2004.

Pictures of the incident: http://snipurl.com/2875x2p
For further information:
Operation Dove, 054 99 25 773
[Note: According to the Fourth Geneva Convention, the Hague Regulations, the International Court of Justice, and several United Nations resolutions, all Israeli settlements and outposts in the Occupied Palestinian Territories are illegal. Most settlement outposts, including Havat Ma'on (Hill 833), are considered illegal also under Israeli law.]

Israeliani, ascoltate la mia voce, la voce dei nostri tempi, nonché la vostra voce! Liberate voi stessi dell'eccesso avido di potere! Non rimanete prigionieri dei campi militari e delle sbarre di ferro che hanno serrato le vostre menti! Io non sono in attesa di  essere liberato da un  carceriere ma sto aspettando che voi vi liberiate della mia memoria.
Discorso di Samer Issawi, sul punto di morte.
Leggilo tutto

domenica 17 novembre 2013

Le tre vite di Marco Bisceglia

Mercoledì 13 novembre 2013, alle ore 18.00, alla Libreria IBS BOOKSHOP di Firenze, in via de' Cerretani 16/R, incontro con Rocco Pezzano  autore di "Troppo amore ti ucciderà. Le tre vite di Don Marco Bisceglia" (Edizioni Edigraferma, 2013).
Riporto qui il mio intervento:
La vicenda di Marco è sintomatica della situazione dell'intero clero cattolico. "Il vizio e la virtù sono due prodotti, come il vetriolo e lo zucchero" (Emile Zola). Direi che la tre vite di Marco Bisceglia sono il frutto del modo come si fanno i preti, come si separano dal resto dell'umanità; sono come Harry Potter e i suoi amici una volta saliti nel treno del binario tra 9 e 10 che li trasporta nel regno di Hogwarths dove diventano maghi, buoni e cattivi diversi tra loro, immersi in un mondo di magia che li separa totalmente dal resto degli uomini che sono i babbani. Alla scuola di magia e stregoneria di  Hogwarths sono ammessi solo maschi. Il creatore di tutto questo è, semplificando, il Concilio di Trento: la scuola è ferma al secolo XVI, e la terra sta ferma nel mezzo dell'Universo obbligando il sole a muoversi intorno a essa.  A contatto con il mondo di noi babbani questi maghi rimangono disorientati e condizionati; sono partiti da Tolomeo e si trovano con Copernico, Le loro reazioni sono disparate, in perenne crisi di adattamento. Il titolo del libro può diventare: Le tre vite di Marco Bisceglia, la troppa Chiesa ti ucciderà. Le tre vite di Marco sono all'insegna dell'eccesso o dello straordinario, e vanno non per continuità pacifica e tranquilla, ma procedono con due esplosioni e una implosione. Le tre vite di Marco mettono in evidenza la mancata riforma della chiesa cattolica. I preti che essa produce sono il prodotto del complesso di colpa e del ricatto economico. A loro non è dato essere comuni babbani, sono sempre immersi in un mondo di nevrosi e di magia, un prete-operaio è una cosa diversa da un operaio. Finché un operaio non potrà fare il prete, finchè una badante non potrà essere pretessa non si esce dal circolo degli esseri magici, santi, mezzi santi, finti, bugiardi, eroi, perversi. D.Mazzi o D.Cantini, Dalla Costa o Florit, D.Milani o i cappellani militari, Pio XII o Giovanni XXIII, Ratzinger o Bergoglio. D.Gallo o il pedofilo fondatore dei Legionari di Cristo. Già Bergoglio: chiamandosi Francesco tenta la fuoruscita dal regno di Hogwarths, dalla Controriforma  tridentina. Ma deve ricordare che Francesco non è un prete, non fa parte della casta, non è rappresentato da Padre Cristoforo ma da Fra' Galdino…
Alle esplosioni della prima e seconda vita di Marco Bisceglia è seguita la implosione della terza vita con il rientro sotto le ali protettive della Istituzione; il che ha significato il rinnegamento delle prime due: il complesso di colpa e il ricatto economico hanno avuto ragione sulla fragile durezza di Marco.
Le tre vite di Marco Bisceglia prete indicano che è ormai l'ora, per la Chiesa cattolica, della Riforma che attende da 5 secoli; non più preti ma pastori eletti dal popolo, uomini e donne; non maghi che sequestrano Gesù Cristo nella camera del tabernacolo e lo nascondono ai babbani, ma persone che volta a volta vengono indicate e scelte all'interno di Comunità di base per coordinare l'annuncio della liberazione …
Il nostro Enzo (Mazzi) ci ha lasciato ormai da 2 anni, non ha voluto i "conforti religiosi", è uscito dal regno dei maghi di Hogwarths, le sue ceneri riposano in anonimo tra gli abeti di Monte Morello. Enzo ha avuto una sola vita.
Queste riflessioni mi suggerisce il bel libro di Rocco Pezzano, accurato preciso sensibile nel lavoro di ricerca e ricostruzione dei fatti. Complimenti, Rocco.
Urbano.
Fonte

venerdì 8 novembre 2013

Marco Santagata al palazzo dell'Arte della Lana

Giovedi 7 novembre, Firenze, museo dell'Arte della Lana
Lectio magistralis di Marco Santagata sul profetismo dantesco.


Mi piace l'impostazione di Santagata: riportare Dante dalle stelle del cielo alle strade polverose e spesso insanguinate di Firenze; renderlo prima uomo di parte, debole e coinvolto, per rivelarcelo poi nella dimensione di missionario e profeta, fustigatore di se stesso e del mondo, portatore di un messaggio di riscatto e di speranza.
Ed ecco, sulla cima del Purgatorio la meretrice tra il gigante e l'Aquila, a metà e oltre del Paradiso l'investitura a profeta del trisavolo Cacciaguida con l'invito a parlar chiaro e lasciar grattare dov'è la rogna; e, poco più su, l'invettiva di S.Pietro contro i suoi successori corrotti con il comando rivolto a Dante di farsi suo portavoce. Senza dimenticare i passi della Vita Nova, del Convivio e Monarchia, la canzone montanina casentinese, la lettera in latino di risposta a Del Virgilio...
E Dante forte di animo e debole di corpo, malato, fragile, che spesso vien meno e cade come corpo morto cade. Tutto rievocato nella cornice del gran palagio della prima delle arti che resero Firenze così ricca e grande: l'arte della lana, nell'ambiente che tra ottocento e novecento aveva visto la lectura Dantis fatta da 
Carducci, Pascoli, D'Annunzio....

giovedì 7 novembre 2013

Arafat e il piano Zarzir

Arafat avvelenato

Israele
Questo Stato dev’essere smantellato, come lo fu lo Stato extraterritoriale degli ‘Assassini’ che un tempo controllarono il Medio Oriente.
Gli ‘Assassini’ traevano il loro potere dalla capacità e prontezza ad assassinare capi crociati o musulmani, lasciando vivi solo governanti deboli che non osavano toccarli.Gli ebrei fanno lo stesso: a volte con la spada, a volte col denaro, a volte coi media, sicchè nessun leader forte sorga nella loro sfera d'influenza.
L’assassinio per spada si è fatto quando nient’altro bastava: Folke Bernadotte, lo sceicco Yassin… centinaia di leader palestinesi sono stati assassinati dagli ebrei.
Haaretz ha parlato del piano Zarzir come di ‘un vasto piano operativo, un programma nazionale di assassinio’ di leader nemici, politici e o militari.

martedì 5 novembre 2013

Una bella piazza per un bel Quartiere







Comune di Firenze – Consiglio di Quartiere 4 Isolotto Legnaia

 Idee in piazza: percorso partecipativo per la riqualificazione di Piazza dell’Isolotto

Documento finale

Il riprogettare insieme questa piazza non può (…) prescindere, per noi, dalla storia del nostro quartiere e dall’impegno a dare continuità al cammino e ai valori che in essa hanno testimoniato tante donne e uomini
del territorio e non solo: perché tante sono state le voci che da tutto il mondo
hanno intrecciato con noi in questa piazza, esperienze, speranze, impegno, solidarietà”.
(da uno dei contributi scritti pervenuti durante il percorso partecipato)
  
Ottobre 2013
1.    Lorigine del percorso partecipativo: le ragioni e gli obiettivi
Un intervento organico di riqualificazione di piazza dell’Isolotto è stato sollecitato in varie forme, da soggetti diversi, ormai da molti anni, forse da più di un decennio considerato che data al 2003 uno studio PIR che richiamiamo più avanti.
Va detto con molta chiarezza che, insieme alla tematica della riqualificazione, da tempo sono state manifestate esigenze specifiche e urgenti di manutenzione ordinaria, come di presidio civile e modalità di gestione dello spazio pubblico, peraltro evidenziate da molti cittadini anche durante il percorso partecipato. Sebbene questo non fosse il focus principale dell’iniziativa è indubbio che per l’Amministrazione pubblica queste esigenze vanno registrate e risolte per via ordinaria e in tempi brevi. Su questo piano molteplici sono state le occasioni nelle quali cittadini, operatori economici, ecc. hanno richiesto interventi mirati, anche con raccolte di firme e documentazione fotografica o altro.
Più recentemente il Quartiere come l’Amministrazione comunale hanno manifestato in varie sedi l’esigenza di riqualificare piazza dell’Isolotto poiché, tra l’altro, essa rappresenta lo spazio pubblico maggiormente noto e riconosciuto dell’intero ambito territoriale del Quartiere 4, spazio legato a vicende storiche e snodo principale di uno dei progetti urbanistici più riusciti a Firenze dal dopoguerra ad oggi.
In siffatto contesto l’iniziativa promossa dall’Ordine degli Architetti di Firenze, per l’individuazione di piazze e spazi pubblici da sottoporre ad eventuali bandi e/o concorsi di progettazione, con relativo sondaggio condotto su un quotidiano cittadino, è venuta ad innestarsi su fabbisogni e necessità largamente sentiti e condivisi come le segnalazioni pervenute hanno senza alcun dubbio attestato.

 2.    Le tappe e il significato della partecipazione al percorso di discussione
A fronte della volontà dell’Assessorato all’Urbanistica e della Giunta comunale di accogliere la sollecitazione dell’Ordine degli Architetti, il Quartiere 4 ha manifestato il suo interesse ed ha proposto che, qualunque fosse stata la formulazione del bando di progettazione, essa doveva comprendere nel quadro conoscitivo allegato al medesimo un “report delle istanze locali” da prodursi in un percorso partecipato e comunque in relazione con quanti vivono e/o lavorano attorno alla piazza. Non ci preoccupava strutturare lo stesso percorso ai canoni normativi ovvero alle forme più complesse della partecipazione, obiettivo peraltro difficilmente perseguibile per l’esiguità del tempo assegnato per varie ragioni alle fasi di ascolto, quanto articolare il rapporto con il territorio rispettando e registrando le diverse esigenze e cogliendo l’insieme delle proposte. Durante l’iter la stessa Amministrazione centrale, come l’Ordine degli Architetti, hanno condiviso con noi tutti che non si trattava di stendere un qualche rapporto generico descrittivo delle esigenze locali, quanto di individuare finalità e/o criteri e problematiche sulle quali basare la stessa redazione del bando.
Proprio per queste ragioni obiettivo principale del percorso partecipato è stato quello di individuare dal basso i nodi tematici (le invarianti) da sottoporre all’attenzione dei professionisti che vorranno cimentarsi sull’oggetto.
Il Quartiere, organo di democrazia delegata, articolazione decentrata del Comune di Firenze, si è proposto come istituzione di base in diretto rapporto con il territorio e i cittadini, senza mediare questa relazione con consulenti incaricati o soggetti terzi. Il contributo volontario del prof. Massimo Morisi, garante regionale per la partecipazione, che ringraziamo, è stato quanto mai utile a indirizzarci sulle modalità più corrette per svolgere il percorso che abbiamo svolto tra luglio e ottobre in cinque incontri plenari nonché in organi istituzionali quali le Commissioni consiliari Servizi al Territorio e Cultura.

3.    Come è stato organizzato il lavoro dei partecipanti
L’iter si è aperto con un incontro serale (15 luglio 2013) alla presenza dell’assessore all’Urbanistica, simbolicamente organizzato sulla piazza all’aperto, con la collaborazione dell’Ordine degli Architetti e della Presidenza della Commissione comunale dell’Urbanistica che ci hanno accompagnato in tutte le tappe per “registrare” in diretta quanto andava emergendo. Soggetti tutti presenti anche nel Consiglio di Quartiere aperto svoltosi il 23 ottobre, come negli appuntamenti tra le due date citate.
Le tappe intermedie di questa scansione temporale si sono concretizzate nell’incontro plenario del 10 settembre, centrato sulle funzioni presenti e future e le criticità maggiori, mentre il 17 settembre il lavoro è proseguito su tre tavoli distinti ma con tematica univoca: individuare ed evidenziare le invarianti; questi due ultimi incontri sono stati introdotti da un breve intervento dell’arch. Pittalis, Direzione Urbanistica, che ha presentato la contestualizzazione urbanistica (storica e attuale) dello spazio pubblico in discussione; l’incontro, sempre plenario, del 2 ottobre è stato dedicato a comporre un quadro unitario delle rilevanze ottenute fino a quella data, in particolare nei tavoli tematici che erano stati verbalizzati separatamente e inviati all’insieme dei partecipanti qualche giorno prima, grazie alla formazione di una mailing list che ha raggiunto circa 70 persone oltre i soggetti direttamente coinvolti nell’organizzazione ovvero rappresentanti istituzionali.
Salvo l’incontro del 15 luglio, svoltosi appunto all’aperto sulla piazza, gli altri sono stati ospitati presso la Comunità dell’Isolotto, nei locali di Via degli Aceri, essendo altri spazi (pure presenti in zona) temporaneamente non disponibili.
Numerose sono state le presenze di cittadini residenti nell’area interessata, o comunque in prossimità di essa, e realtà organizzate (media 60 partecipanti), tra le quali la Comunità dell’Isolotto, membri della vicina Comunità parrocchiale, alcuni professionisti, rappresentanti del volontariato e dell’associazionismo locale, rappresentanze di forze politiche, commercianti interessati con significativa partecipazione degli operatori del mercato e del commercio di vicinato, unitamente a molti consiglieri di quartiere di maggioranza o di minoranza.
A complemento dell’interlocuzione diretta, alcuni soggetti (sociali e politici) hanno voluto fissare le proprie argomentazioni in brevi documenti scritti che andranno a formare un Dossier del percorso disponibile presso la segreteria istituzionale del Quartiere 4, mentre altri hanno chiesto incontri mirati e tematici (è il caso del vicino Centro Commerciale Naturale di Via Libero Andreotti / Via Torcicoda, come di organizzazioni di categoria).
   


4. Le risultanze del processo partecipativo: le invarianti progettuali da inserire nel bando
La dialettica sviluppatisi nel percorso è stata contrassegnata da una netta impronta propositiva in tutti gli interventi, raramente caratterizzati da logiche oppositive e tantomeno ideologiche; al contrario è emersa una sostanziale unitarietà dei contenuti, pur con accenti specifici, che hanno permesso ulteriori approfondimenti e una certa facilità nel comporre il quadro d’insieme.
Qualunque sarà la formulazione del bando concernente la riqualificazione della Piazza, il processo partecipativo ha fatto emergere alcune costanti, che utilizzando il linguaggio dell’urbanistica, possiamo chiamare “invarianti progettuali”: ossia quelle esigenze che sia il bando sia quella che sarà la proposta dei professionisti che parteciperanno alla gara per l’eventuale assegnazione di incarichi di progettazione, dovranno comunque perseguire pur nell’ambito della propria autonomia interpretativa.
Si tratta di esigenze, dunque, “vincolanti”. Esse esplicitano gli obiettivi individuati preliminarmente nel percorso partecipativo, obiettivi che sono stati poi ricalibrati nel corso dello svolgimento delle serate tematiche. Tali obiettivi sono inseriti nella prima colonna della tabella riassuntiva sotto riportata . Nella seconda colonna sono riportate le esigenze che costituiscono invariante e che dunque vincolano tanto la formulazione del bando di progettazione quanto coloro che vorranno partecipare alla selezione dei progetti. Nella colonna “possibili interventi” tali esigenze vengono declinate in plausibili interventi specifici che vengono suggeriti per guidare le opzioni delle candidature alla progettazione.
Il risultato più caratterizzante del percorso partecipativo è l’opzione di una più ampia pedonalizzazione della piazza, ad oggi destinata eccessivamente alle funzioni della circolazione e della sosta; su questa linea è stato sostenuto che sarebbe almeno da perseguire un completamento dell'area già parzialmente pedonale compresa tra il sagrato della chiesa e Via dei Ligustri, con la conseguente eliminazione dell'area centrale a parcheggio oggipresente. Tale soluzione è simile a quella prevista nel progetto originario, mai portato a termine.
Il parcheggio che con questa configurazione verrebbe eliminato, essendo funzionale alle attività commerciali e mercatali presenti, dovrà essere recuperato in un'altra zona della Piazza. Questa scelta progettuale deve essere verificata attraverso studi sulla mobilità dell'area nel suo insieme e sull'utilizzo degli spazi di sosta presenti durante tutto l'arco della giornata. Si ricorda a tale proposito che uno studio simile era già stato condotto per il “Piano integrato di rivitalizzazione dell'ambito Isolotto - Pisana” (2003): tale studio, opportunamente aggiornato, potrebbe costituire il quadro conoscitivo sulla necessità di mobilità e di sosta alla base delle elaborazioni progettuali di riqualificazione della piazza.
I partecipanti al percorso hanno sottolineato in più occasioni che la piazza non può essere ripensata se non guardando attentamente alla sua storia e alla sua relazione con l’edificato circostante: essa è in tutto e per tutto la piazza, spazio pubblico per eccellenza, della Città giardino, la nuova città lapiriana a misura di persona; in tal senso vanno ripensate le relazioni con l’asse pedociclabile Viale dei Bambini/Viale dei Pini come il rapporto con il Lungarno dei Pioppi e quindi l’accesso al Parco delle Cascine mediante la storica passerella.
Ugualmente è stato evidenziato che la progettazione dovrà essere concepita per “moduli”, ciò almeno per due ragioni fondamentali: sarebbe facilitata la messa in opera dal punto di vista economico con stanziamenti distribuiti in più di una annualità e poiché risulta del tutto impensabile sospendere le attività e le funzioni in essere che dovranno continuare a svolgersi durante le differenti fasi di cantiere.



Riepilogo delle risultanze del percorso partecipativo Idee in Piazza


Obiettivi

Esigenze Vincolanti

Possibili interventi
1. Riorganizzare e implementare gli spazi necessari a vivere la piazza
1.1 Ridurre lattuale destinazione dello spazio disponibile a favore della circolazione veicolare e della sosta (oltre 2/3 della superficie) accrescendo la pedonalizzazione parziale della piazza con il mantenimento almeno della quantità attuale della sosta e studiando nuovi assetti di accessibilità.
Creazione di un unica piattaforma esclusivamente pedonale (la piazza) compresa tra il sagrato e via dei Ligustri, tra i portici e via delle Magnolie.
Progettare  la   piazza   avendo  cura  di  evitare  la  presenza  delle  barriere architettoniche per permettere libero accesso ai bambini e agli anziani.
Definire la nuova accessibilità agli spazi della chiesa, al Teatro della Fiaba, ecc.
1.2 Sviluppare/migliorare il rapporto con il lungarno, con il fiume e con le Cascine attraverso la separazione tra flussi veicolari e pedociclabili
Diversa organizzazione degli spazi del Lungarno davanti alla passerella, cercando tutte le forme per dare continuità di fruizione tra essi e la piazza.

Ipotesi di separazione  tra  flusso  veicolare  e  pedonale  attraverso  sottoattraversamenti veicolari su Via delle Magnolie e sul Lungarno dei Pioppi.
Attraversamenti pedonali ben segnalati e messi in sicurezza su tutto l'asse del Lungarno.
1.3 Razionalizzare lo spazio attualmente dedicato alla sosta e alla circolazione veicolare nella piazza
Spostamento dell'area di sosta compresa tra i portici e Via delle Magnolie e
recupero dei posti auto con soluzioni di superficie (attraverso ad esempio la creazione di parcheggi a lisca di pesce su Via delle Magnolie) oppure con





soluzioni interrate (parcheggio pubblico).
2. Creare nuove forme di mobilità sostenibili a servizio della Piazza e del tessuto circostante
2.1 Garantire la continuità dell’asse pedociclabile viale Bambini viale dei Pini
  Assicurare continuità all’asse centrale dell’abitato storico, riducendo per quanto   possibile la cesura oggi costituita dalla piazza e dalla viabilità.
2.2 Creare un nuovo percorso ciclabile tra la passerella e l'asse viale dei Bambini-Viale dei Pini
La piazza come elemento di congiunzione tra i due assi pedociclabili costituiti dal Lungarno dei Pioppi e l’asse interno Bambini / Pini.
2.3 Inserire nuove forme di collegamento su gomma tra la piazza e i principali nodi del trasporto pubblico
Vista la prevalenza della contrarietà alla realizzazione di una linea  tranviaria su Via Andreotti Via delle Magnolie (Linea 5), nonché il suo orizzonte temporale di realizzazione non certo breve, si avanza l'ipotesi  della creazione di una navetta bus tra la fermata tramvia Foggini e la passerella dell'isolotto.
3. Ripensare a luoghi per l'aggregazione e la socialità
3.1 Ripensare nella nuova piazza a nuovi spazi per ospitare funzioni pubbliche del Quartiere/Comune e attività culturali o spettacoli da parte delle scuole e delle realtà associative/ culturali/ricreative presenti nel quartiere


Ripensare  ad  una  nuova  tettoia  più  infrastrutturata,  una  sorta  di  spazio polifunzionale (con relative dotazioni tecniche) a servizio del mercato di giorno e di altre attività nelle altre ore. Particolare attenzione dovrà essere posta alla scelta dei materiali da utilizzare e alle tecniche di risparmio energetico.
Inserimento di bacheche e spazi dedicati alla comunicazione istituzionale
3.2 Rendere fruibili e valorizzare le aree verdi
Creare nell'area verde più vicina al sagrato un'area per bambini con inserimento di giochi non eccessivamente strutturati (presenti nella vicina area del Viale dei Bambini) e comunque consoni con il contesto verde.
Studiare come il patrimonio verde della Città giardino  dialoga con i corpi  verdi presenti o da inserire ex novo nella piazza.  Rimodellare le aree a verde  presenti  per renderle  accessibili e fruibili.
3.3 Inserire puntuali servizi in grado di rendere più vivibile la Piazza
Inserimento di servizi igienici, un fontanello di acqua pubblica di alta qualità, cassonetti interrati, altri elementi di arredo (es. vasca o fontana o altro)
3.4 Incrementare gli spazi per le attività commerciali fisse
Inserimento di dehors e di appositi spazi all'aperto come estensione all'area dei portici esistente
4. Mantenere e potenziare la funzione mercatale
4.1 Individuare nuove soluzioni strutturali per ospitare il mercato
Ripensare  ad  una  nuova  tettoia  più  infrastrutturata,  una  sorta  di  spazio polifunzionale a servizio del mercato di giorno e di altre attività nelle altre ore
4.2 Estensione spaziale e temporale delle aperture mercatali
Ripensare alla posizione del mercato in una zona più centrale e che permetta una relazione organica con il commercio di vicinato in sede fissa.





Ripensare alla rilocalizzazione/riqualificazione dei chioschi presenti

Infrastrutturazione della piazza con tutti i servizi necessari all'estensione del mercato nella nuova area pedonale e funzionali ad ospitare eventi anche nelle ore serali attraverso iniziative periodiche tematiche (es. filiera corta)
4.3 Individuare nuove soluzioni per la logistica del mercato
Individuare un sistema di sosta ordinata dei camion per l'ortofrutta e delle forme dello stoccaggio temporaneo delle merci.
Individuare spazi ordinati e protetti raccolta rifiuti

 5. Le tappe successive al percorso partecipativo
Al fine di concretizzare il significato profondamente democratico dell’azione avviata, per il CdQ 4 sarebbe altamente significativo che il percorso partecipativo si estendesse in qualche forma anche alle fasi successive, in particolare dapprima alla fase di pubblicizzazione e valutazione degli elaborati progettuali pervenuti sulla base del bando per il quale si fornisce il presente contributo, per continuare infine con un monitoraggio pubblico e periodico della messa in opera delle progettazioni e delle problematiche delle cantierizzazioni.
In modo similare a questa prima fase di ascolto e partecipazione, il CdQ 4 per quanto nelle sue possibilità si impegna a conseguire gli obiettivi delineati e a perseguire gli stessi in un processo continuativo di coinvolgimento della cittadinanza e dei soggetti interessati.